«A mia madre dico: “anche Chris Martin all’inizio era uno come me”. Il musicista è un lavoro a tutti gli effetti – racconta Viva Lion –  e riconoscermi come tale è la prima cosa. Da un momento all’altro può arrivare il colpo di fortuna che conduce al successo. Nel mondo c’è chi fa il medico, chi l’avvocato, e se ho scelto questo mestiere, non mi devo lamentare ma lavorare sodo». di Marina Ranucci

                                                                                                                                                                                                     

VivaLion

 

L’INCHIESTA/3 – «Il genio è: l’uno per cento ispirazione e novantanove sudore». Le parole dell’inventore Thomas Edison sembrano essere le più appropriate per coloro che oggigiorno scelgono di intraprendere il mestiere del musicista. Un “mestiere” appunto, che richiede profonda dedizione, impegno, studio e abilità, quali chiavi per il successo. E che, proprio per questo, deve essere considerato alla stregua di qualsiasi altra professione. A confermarlo sono gli stessi artisti, che chiedono un salto mentale e culturale a quel mondo del lavoro sempre più sfavorevole nei loro confronti.

«Non bisogna lamentarsi o pensare che si meriti di più – afferma Daniele Cardinale, in arte Viva Lion -,  ma occorre rispondere alla domanda: “che sto facendo per fare il musicista?”. A mia madre dico: “anche Chris Martin (voce dei Coldplay, ndr) all’inizio era uno come me”. Il musicista è un lavoro a tutti gli effetti – sottolinea Daniele – e riconoscermi come tale è la prima cosa. C’è chi fa il medico, chi l’avvocato, e non mi devo lamentare se ho scelto questo mestiere. Piuttosto riconosco i miei limiti e l’unico modo per risolverli è fare come il medico o l’avvocato: mettermi lì e studiare». Ed aggiunge: «Proprio per questo il musicista deve avere la stessa dignità professionale di qualsiasi altro mestiere». Insomma, occorre non crogiolarsi nella convinzione che da un momento all’altro possa arrivare il colpo di fortuna che conduce al successo. Bisogna invece lavorare per diventare un musicista consapevole di avere preparazione, competenza e serietà ed essere all’altezza dei professionisti degli altri campi.

«Sono laureato in Sociologia – rivela Viva Lion – ed ho fatto anche un master, ed il mio approccio alla musica è uguale a qualsiasi altro lavoro. Faccio una fatica immane per sopravvivere con la musica. Il mercato non aiuta, i cachet sono bassi. Ho suonato in giro per il mondo, anche al Viper Room di Los Angeles ed ho dovuto abbassare il mio tenore di vita proprio per fare il musicista». Non bisogna sottovalutare infatti, anche la cura dell’immagine, i viaggi, i pernottamenti, tutti costi aggiuntivi che un artista deve sostenere per le proprie esibizioni, e quindi spese che vanno a sottrarsi al cachet percepito.

«Ho fatto centinaia di km per compensi già molto bassi – dichiara il musicista – ma sono bassi perché comunque la musica è un’industria. Se non c’è riconoscimento professionale si rischia di imbattersi in situazioni pericolose. Mi è capitato che a fine serata mi hanno decurtato soldi dal cachet prestabilito. E quando sei già lì, non dormi da due giorni e ti sottraggono denaro, ti accorgi che il musicista è sempre esposto a manovre strane e a zero tutele. L’avvocato ed il medico hanno una parcella – chiosa Viva Lion – ed il musicista la deve avere uguale. Chiaramente tutte queste cose accadono a livello indipendente».

Il consiglio è quello di curare la propria formazione personale e professionale in maniera tale da diventare un musicista completo a livello tecnico, strumentale, culturale ed artistico. E soprattutto, gestire la propria vita lavorativa con la massima serietà, cercando sempre di dare il meglio e pretendendo il giusto riconoscimento per l’impegno e la cura che si mettono nel lavoro. «Se in Italia continuano ad avere successo persone che forse non sono poi così preparate – conclude Viva Lion – è una questione di educazione musicale che gli ascoltatori italiani dimostrano, a volte, di non avere». Solo con musicisti più impegnati e preparati, la società potrà arrivare a dare alla musica il suo giusto valore, e di conseguenza i musicisti saranno considerati con il massimo rispetto, e pagati nella maniera più equa possibile.

(foto dal web)