L’INCHIESTA – «In Australia tutto sembra funzionare alla perfezione», racconta Fabio Agliarulo da più di un anno in Australia con il visto Working Holiday. «Dopo qualche mese però  ti accorgi che non è tutto oro quel che luccica, anzi». E sulle diversità con il nostro Paese, il giovane non ha dubbi: «lo stile di vita qui è completamente diverso e sembra che tutti i rapporti personali siano dettati solo dalla pura convenienza». di Jacopo Di Bonito

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Sole, mare, clima da sogno, spiagge incantevoli e servizi efficienti. È così che si presenta al mondo l’Australia. Una fotografia che però non sempre combacia con la realtà. «In Australia tutto sembra funzionare alla perfezione. La burocrazia è veloce, snella e c’è spazio per tutti. Il lavoro non manca ed il governo è sempre pronto ad aiutarti», dichiara Fabio Agliarulo, 30enne italiano, in Australia da due anni con il visto Working Holiday.«Se guardi bene però  – continua il giovane –  ti accorgi che non è tutto oro quel che luccica, anzi. In molti settori ci sono gli stessi problemi che denunciamo in Italia». Sul tema lavoro, ad esempio, le differenze si annullano. «Il lavoro nero qui è una costante ed i controlli, quando ci sono, una farsa. Ho visto gestori ricevere chiamate dagli stessi organi controllori, così da far sparire i ragazzi che lavorano in nero e passare indenne il controllo». Ma è sulle famose Farm, già al centro di alcuni servizi giornalisti, che il giovane italiano ha tanto da raccontare.
«Con alcuni amici abbiamo cambiato diverse fattorie e a volte sembrava di essere sul set del film “12 anni schiavo”. Molti farmer ti insultano durante le ore di lavoro, mettendo in crisi anche i ragazzi più volenterosi. Ho visto giovani che non hanno retto e sono scappati. A volte si assiste a dei veri e propri soprusi ai danni dei più deboli». Una sorta di schiavitù sembrerebbe, alleggerita chiaramente dalla possibilità di potersene andare in qualunque momento.
«Chiaramente  – precisa Fabio – ci sono anche farmer perbene, come in tutto il mondo.  Ascoltando i racconti di alcuni amici però sembra che il malcostume dei datori di lavoro sia piuttosto generalizzato». Il giovane italiano assicura di aver visto «ragazzi vivere in stanze senza bagno. E chi voleva usare i servizi era costretto ad andare con l’auto al McDonald’s più vicino o addirittura, a rifugiarsi tra gli alberi. Molti farmer se ne approfittano, sanno che i ragazzi – se vogliono avere il rinnovo del visto per il secondo anno – devono raggiungere un minimo 88 giorni di lavoro e quindi li sfruttano».
A sentir parlare Agliarulo l’ingiustizia, nel mondo della Farm, è all’ordine del giorno. Sembra infatti che molti australiani abbiano capito come trasformare il “sistema Farm” in qualcosa di realmente redditizio, seppur ai limiti della correttezza.
«Molti ragazzi che vogliono lavorare nelle Farm prendono inizialmente un posto letto nei Working Hostel, strutture che funzionano più o meno così: il giovane paga affitti molto alti – si arriva anche a 200 dollari a settimana per una stanzetta con altre 7 persone – intanto la struttura ti trova lavoro. Ed effettivamente il lavoro arriva subito, se non fosse per il fatto che dopo qualche settimana vieni licenziato ed al tuo posto, chi gestisce gli ostelli, d’accordo con i farmer, fa assumere nelle fattorie  ragazzi “nuovi” che nel frattempo sono arrivati nella struttura». Un vero e proprio gioco delle tre carte sulla pelle dei più giovani. «Così i ragazzi lavorano a singhiozzo, intanto pagano l’affitto, la struttura ci guadagna e finché non raggiungi gli 88 giorni ti tengono lì». Come se non bastasse: «spesso – precisa il giovane –  i lavori che ti offrono sono talmente umili che a stento riesci a guadagnare i 200 dollari per pagare la stanza».
Alla domanda sulle differenze tra il nostro Paese e l’Australia, il 30enne ha le idee chiare: «Credo che difficilmente un europeo potrà mai realmente innamorarsi dell’Australia. Qui la macchina statale funziona sicuramente meglio che in Italia, ci sono migliori possibilità lavorative ed una natura mozzafiato, ma la freddezza tra le persone è incredibile. C’è cordialità, ma non amicizia. Ognuno pensa a sé, ed a volte – conclude Fabio –  sembra che tutti i rapporti personali siano dettati solo dalla pura convenienza».
(foto di Fabio Agliarulo)