L’INCHIESTA – Siamo di fronte all’Australian Dream, la versione 2.0 del “sogno americano”. Ogni anno intere generazioni si trasferiscono nel “nuovo continente”, a migliaia di chilometri da casa, lavorando come braccianti in una “Farm” o come lavapiatti in un ristorante, nella speranza di un tenore di vita migliore. I numeri raccontano di una vera e propria invasione italiana e stridono violentemente con la non-accoglienza riservata, dal governo australiano, a migliaia di immigrati asiatici, spesso respinti in mare al grido di  “No way – L’Australia non sarà la vostra casa”. di Jacopo Di Bonito

Australia_from_space

 

Migliaia di giovani italiani ogni anno, stanchi di assistere inermi al costante aumento del tasso di disoccupazione nel cosiddetto Belpaese, scelgono di emigrare all’estero per un futuro con prospettive migliori. Anche se ciò vuol dire lavorare come bracciante in una fattoria o come lavapiatti in un ristorante. Tra i Paesi più ricercati c’è di sicuro l’Australia.

Il 30 giugno 2014, secondo il Rapporto Italiani in Australia 2014 di Michele Grigoletti e Silvia Pianelli di “Australia Solo Andata”,  20.920 cittadini italiani erano fisicamente presenti in Australia con un visto di residenza temporaneo. Si parla di un incremento del 163% rispetto al 30 giugno 2011.

Il fenomeno migratorio degli ultimi anni supera costantemente la quota di italiani emigrati in Australia nel 1950-51. Il trend di crescita è sostenuto da una sempre maggiore presenza di titolari di visto vacanza-lavoro, il famoso Working Holiday.

Il visto Working Holiday viene richiesto dai giovani italiani per iniziare l’esperienza in Australia. Permette a tutti i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 31 anni,  non ancora compiuti, di visitare l’Australia sovvenzionando il proprio viaggio con un lavoro temporaneo. In questa tipologia di permesso spesso rientra il lavoro nelle “Farm”, aziende agricole australiane specializzate nella coltivazione e raccolta di frutta e verdura o nell’allevamento di bestiame.

Diverso è il visto studente, che permette di studiare full-time e di lavorare legalmente per un monte di ore definito. Non vi è limite di età per ottenerlo e una volta scaduto il primo Student Visa, si può richiederne uno nuovo senza lasciare l’Australia.

Il visto sponsor 457 è invece un visto temporaneo e consiste in tre fasi e quindi tre richieste ed approvazioni separate: Sponsorship, Nomination e Visa. Nell’ultimo anno sono 1.608 i cittadini italiani che sono stati sponsorizzati da aziende australiane.

Tuttavia l’iter non è così semplice come sembrerebbe. La politica australiana in tema di immigrazione è rigidissima, con regole precise da rispettare. L’Australia, proprio su questo tema, dimostra una certa “doppiezza”. Da un lato il Paese si mostra aperto e disposto ad accogliere nuovi viaggiatori. Dall’altro sembra chiuso su se stesso, per nulla disposto a condividere, neanche con chi scappa dalla guerra, il benessere raggiunto.

Per capirci di più abbiamo intervistato chi in Australia vive da diversi anni e del Paese si è fatto un’idea chiara. Fabio Agliarulo, 30enne italiano in Australia con il Working Holiday, Ahmed (nome di fantasia, ndr) clandestino afghano e Valerio Cataldi, responsabile dell’agenzia Australianboard, sono tre ragazzi che, per diversi motivi, si sono ritrovati a vivere il loro Australian Dream.

(foto dal web)