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Daniele Cardinale, in arte Viva Lion, musicista con il cuore grande e la mente alata, vive in controtendenza rispetto ai tanti che scelgono un lavoro sicuro, una certezza economica. Lui, infatti, quel posto sicuro da Consulente lo ha lasciato, per fare della passione per la musica uno stile di vita. Se potessimo paragonarlo ad un animale, nonostante il suo archetipo sia il leone, potremmo azzardare pensando ad un salmone, agile e forte, che lotta contro la corrente del fiume. Con eleganza. A giorni esce il suo nuovo singolo e presto il suo nuovo disco, con INRI, nota etichetta discografica della musica italiana indipendente.
Quando nasce il suo amore per la musica?
Vengo da una famiglia numerosa in cui la musica si è sempre ascoltata. Mio nonno suonava la tromba jazz, i miei fratelli più grandi cantavano in un coro polifonico. Mio padre poi sostiene di aver portato i Pink Floyd in Italia (sorride dicendolo). Ovviamente non è vero.
Sappiamo che è un autodidatta, giusto?
Si, ho iniziato a suonare la chitarra a tredici anni e a quattordici ho scritto il mio primo pezzo punk. Un ascolto consapevole della musica è arrivato nella prima adolescenza, prima il punk rock inglese, poi americano. E i Nirvana, si i Nirvana. E’ stata mia sorella a insegnarmi i primi accordi con la chitarra, nel mentre, con il mio migliore amico, ho formato quella che è stata la mia prima band: un gruppo punk.
E dal punk al folk come ci si arriva?
Ci sono vent’anni di ascolti. Essendo cresciuto in una famiglia numerosa, la prima musica che ho ascoltato non è stata scelta da me, ma dai miei fratelli: Lucio Battisti, i Pink Floyd e i Police. Erano gli anni ’80 e non avevo ancora scelto. Ma forse c’è un motivo: io ho iniziato a scrivere le mie canzoni ispirato dai progetti solisti, side project, di alcuni cantanti delle band alternative americane che ascoltavo a vent’anni. Cantanti come Dustin Kensrue dei Thrice o Matt Pryor dei Get up kids. Poi da lì, negli ultimi due anni, ho cominciato ad andare sempre più indietro, alle radici del blues e del folk, Johnny Cash per esempio. Secondo me lui è l’anello di congiunzione tra il punk ed il country, è amatissimo nel mondo del punk e dell’hardcore: i Social Distortion che sono un gruppo punk storico californiano (di Orange County, ndr), fanno una cover di RING OF FIRE e la musica è la stessa, mi spiego meglio… quel punk rock è Johnny Cash con la chitarra distorta. 
Questa settimana esce il suo nuovo singolo, ce ne vuole parlare?
Mmh, si. E’ una canzone che ho scritto di getto a tarda notte dopo una serata passata con la persona sbagliata. Il testo è molto auto-ironico, forse in qualche modo ho voluto scherzare con un lato di me che improvvisamente mi si è rivelato. Come mi fossi guardato allo specchio e avessi sentito il bisogno di prendermi in giro. In realtà non è neanche un vero e proprio singolo ma piuttosto uno spot di presentazione del disco, perché OH, BUMMER! è nata come una ghost track, ed è infatti l’ultimo pezzo del disco.
Come arriva la collaborazione con INRI?
Pierluigi Ferrantini, produttore di THE GREEN DOT, (Ep d’esordio del 2013, ndr), ha fatto ascoltare le tracce del nuovo disco al manager di INRI e da lì è nato tutto.
Ma i Viva Lion quanti sono?
Siamo in due, adesso siamo in due. Ho iniziato da solo con  THE GREEN DOT EP, la maggior parte dei molti concerti l’ho eseguiti da solista. Ma il nuovo disco, che ho scritto io, è stato arrangiato e registrato insieme a Marco Lo Forti (degli Autoreverse) che è un eccellente polistrumentista, l’anima razionale del duo. Ti posso dire come l’ho incastrato?
Certo!
Prima che uscisse l’EP, avevo fatto dei concerti in duo, insieme ad un amico musicista (Claudio Falconi dei Grannies club), che decise proprio in quel periodo di trasferisti a Los Angeles. Chiamo Marco Lo Forti dicendogli: “Senti Marco, io devo fare il concerto di presentazione dell’Ep, mi vieni a dare una mano?”. Sono passati due anni e mezzo e 130 concerti e ancora gli chiedo di darmi una mano… E così ora, ufficialmente siamo in due. E sono molto felice di questo.
Cosa cambia quando si suona in coppia?
C’è molto di più. Ci sono più suoni, ci sono due personalità diverse che occupano più spazio sul palco e non parlo solo di spazio fisico. Quando suono con Marco mi sento responsabile per lui, cerco di farlo stare bene sul palco. Forse mi sento responsabile di averlo coinvolto in un progetto che per me è tutto.
Quindi l’amicizia è un valore per lei?
GIGANTESCO  (chiede di scriverlo maiuscolo…)
Tifoso della Roma, sappiamo che ha scritto un pezzo per un giocatore…
Ho scritto una canzone che si intitola KEVIN STROOTMAN. Ma non solo perché sono un romanista, è stato il suo infortunio appena prima dei mondiali a ispirare la canzone. 
In che modo?
Viva Lion è un invito ad affrontare le difficoltà con atteggiamento positivo. Perché il leone è un riferimento al profeta Daniele dell’antico testamento, che fu gettato nella fossa dei leoni e la sua fede lo ha salvato. Io non so come Strootman ha affrontato il suo infortunio, ma il solo fatto che abbia avuto una tale sfortuna, mi ha portato a scrivere per lui. E poi c’è un altro motivo: quello era un periodo in cui andava di moda dare titoli alle canzoni usando nomi di personaggi famosi: se non sbaglio Brunori Sas uscì con un pezzo che si chiama KURT KUBAIN e I Colle der fomento con SERGIO LEONE.
Dove vuole arrivare? Quali sono le sue speranze?
Voglio arrivare, e questa è anche la mia speranza, ad essere molto impegnato con la musica. Io voglio fare concerti, voglio stare sempre in tour. Sono un viaggiatore. Non mi interessa diventare famoso per fare cinque concerti all’anno negli stadi. Io voglio farne cento nei club. Magari farne cento negli stadi… 
Se avesse un figlio, vorrebbe facesse le sue stesse scelte?
(Ride…). Forse si. Vorrei che facesse le mie stesse scelte, se questo significa scegliere la libertà.
http://www.vivalionmusic.com/

Bianca Melas