ISIS – Nel mondo jihadista è caccia alle streghe. Negli ultimi giorni alcuni siti di notizie in arabo hanno riportato che in Siria sarebbero state decapitate due donne con i rispettivi mariti. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), la condanna a morte sarebbe avvenuta proprio per “stregoneria”. Alcuni miliziani del Califfato avrebbero anche crocifisso cinque uomini accusati di non aver rispettato il digiuno previsto durante il mese sacro all’Islam del Ramadan. di Marina Ranucci
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Decapitazioni per stregoneria. L’Isis alza la posta con nuovi strumenti di terrore. Negli ultimi giorni alcuni portali di informazione in arabo hanno diffuso la notizia della decapitazione di due donne  e dei rispettivi mariti avvenute presumibilmente nelle città di Deir Ezzor e di Al-Maydin, nella Siria settentrionale. L’accusa mossa dagli jihadisti sarebbe stata quella di “compiere atti di stregoneria e magia a uso medico”.
La notizia è stata confermata anche dagli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, aggiungendo inoltre che alcuni miliziani dell’Isis avrebbero crocifisso in Siria cinque uomini accusati di non aver rispettato il digiuno previsto durante il mese sacro all’Islam del Ramadan. La crocifissione sarebbe avvenuta sempre nella città siriana di Al-Mayadeen, ed gli jihadisti avrebbero appeso un cartello al collo delle cinque vittime con la scritta “per essere crocifissi tutto il giorno e per aver preso settanta frustate per aver mangiato durante il Ramadan”, dando anche la possibilità ai bambini di accedere alla zona della crocifissione, invitandoli a vilipendere le vittime.
 Insomma, una sorta di “isteria medievale” così come accadde nella Chiesa d’Occidente. La caccia alle streghe, la tortura e la punizione per non aver rispettato i dogmi della propria religione. Pratiche che a volte assomigliano ad un fenomeno di isteria collettiva, soprattutto se inteso come pianificazione, assurda e certamente sbagliata, di “purificazione del mondo dal male”.
«Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di ignoranza da parte dei miliziani dello Stato Islamico – ha commentato Francesca Maria Corrao, esperta di cultura araba e docente di Studi Mediterranei all’Università Luiss “Guido Carli” di Roma – Non esiste nella storia dell’Islam, a differenza di quella cristiana, la caccia alle streghe. Non è mai esistito il reato di stregoneria. I terroristi, molti dei quali hanno studiato o vissuto in Occidente e hanno una scarsa conoscenza religiosa e giuridica, sanno però che in noi questo termine rievoca anni di paura e persecuzioni».
«Aumentando la carica emotiva con la decapitazione – ha aggiunto l’esperta – lo usano così in maniera strumentale per terrorizzarci. Inoltre seppure non esiste nella legge islamica e nella giurisprudenza un vero e proprio divieto di decapitare le donne, questa pratica è sempre stata evitata anche da molti altri gruppi radicali». «Questo episodio – ha concluso Corrao – dimostra per l’ennesima volta che agli uomini del Califfato non interessa far rispettare la legge islamica, anche la più radicale, ma soltanto provocare terrore nei confronti dell’Occidente e degli Stati che intendono conquistare».
Insomma, un nuovo superamento dei limiti toccati dalla violenza dei miliziani del Califfato che, dopo le decapitazioni, i prigionieri arsi vivi o annegati, cerca di proporre una nuova e ancora più macabra visione di sé e della propria “giustizia”.
(Foto dal web)