FARNESINA – Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, tecnici della Bonatti SpA di Parma sarebbero stati prelevati da un gruppo di miliziani nella zona di Mellitah, a 60 km di Tripoli, nei pressi del compound della Mellitah Oil Gas Company, il principale socio dell’Eni da dove parte il gasdotto Greenstream. Le Nazioni Unite chiedono «il rilascio immediato e senza condizioni». di Marina Ranucci

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Quattro tecnici italiani della società di costruzioni e manutenzione di impianti energetici Bonatti SpA di Parma, sono stati rapiti domenica in Libia presumibilmente da gruppi locali di trafficanti e miliziani. La notizia è stata diffusa dalla Farnesina che si è subito attivata con l’intelligence per chiarire i dettagli del rapimento, ma non si è ancora sbilanciata in ipotesi.
 «Allo stato delle nostre informazioni dare interpretazioni politiche sui moventi del rapimento è prematuro e imprudente – ha dichiarato il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni – stiamo lavorando da domenica sera molto intensamente per risolvere il sequestro». Gentiloni ha poi sottolineato: «il successo del lavoro diplomatico per stabilizzare la Libia sarà anche cruciale per evitare il ripetersi di fatti molto gravi come questo sequestro. Credo che questo sia il momento per dimostrare un Paese unito, l’Italia che conosce il terreno, un’Italia che ha fiducia nelle forze di sicurezza della diplomazia e dell’intelligence che sono impegnate già da domenica sera a fare il massimo per individuare e riportare a casa i 4 tecnici rapiti».
In una nota diffusa dalla stampa libica, il governo di al-Thani ha inoltre spiegato: «Abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e indagine sul caso dei quattro italiani e non rinunceremo a ogni sforzo per proteggere la loro integrità essendo loro impiegati dell’Ente petrolifero nazionale libico».
La Bonatti SpA infatti, è un general contractor internazionale con sede a Parma che ha sussidiarie o associate oltre che in Libia, anche in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Kazakhstan, Austria, Messico Canada e Mozambico, ed opera in 16 nazioni al mondo. La zona di Mellitah, luogo del rapimento di Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla a 60 km da Tripoli, è sede della stazione di compressione del gas libico, da dove parte “Greenstream”, il più grande metanodotto sottomarino in esercizio nel Mediterraneo, sui cui fondali, per una lunghezza di 520 km, si posa fino a raggiungere una profondità che supera i 1.100 metri.
Il gasdotto, realizzato nel 2000, approda al terminale di Gela, in Sicilia, sulla spiaggia a est della raffineria che l’Eni ha chiuso per riconvertirla a centro di produzione di biocarburanti, fornendo  all’Europa ben 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In particolare due miliardi all’Italia ed il resto per gli altri paesi, in prevalenza la Francia. Dopo la caduta di Gheddafi, gruppi armati, tribù e bande si contendono il controllo delle fonti energetiche. E dall’inizio del conflitto libico, per due volte l’Eni ha deciso di fermare il gasdotto e fare rientrare il proprio personale in Italia.
«Quello che è successo in Libia oggi – scrive Manuel Bianchi un ex dipendente Bonatti su Facebook – poteva benissimo accadere a me fino ad un anno fa.  Ci si reca in quei posti solo per lavorare e non per divertirsi, per far arrivare il gas con il quale vi riscaldate in inverno, con il quale vi raffreddate in estate (ebbene sì) e con il quale vi fate da mangiare tutto l’anno. Per cui questa volta non ammetto “se la sono cercata”, ma solo #Solidarietà».
Le Nazioni Unite chiedono «il rilascio immediato e senza condizioni». Adesso si attendono solo possibili sviluppi dalle operazioni di intelligence.
(Foto dal web)