NOZZE GAY – La legge sui matrimoni gay entrata in vigore nel giugno del 2005 in Spagna, ha consentito fino ad oggi oltre 31 mila unioni fra coppie omossessuali che rappresentano il 2% delle unioni legali del Paese. La legge, divenuta un diritto costituzionale di recente anche in Usa, è ancora teatro di discussione in Italia, che resta l’unico paese dell’Europa centro-occidentale che non prevede alcun tipo di riconoscimento. di Marina Ranucci
Mappa unioni civili
La Spagna, quarto paese al mondo a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso dopo Olanda, Belgio e Canada, festeggia il 10° anniversario dall’approvazione della legge dell’allora premier socialista José Luis Zapatero. Dal giugno del 2005 in terra spagnola ben oltre 31 mila coppie gay hanno coronato il loro sogno d’amore, arrivando a rappresentare il 2% delle unioni legali dell’intero Paese.
Negli ultimi giorni anche negli Stati Uniti i matrimoni tra omosessuali sono diventati un diritto garantito dalla Costituzione in tutti i singoli stati, grazie alla storica decisione della Corte Suprema. Finora, la questione era stata lasciata in mano ai singoli Stati. In 37 nel corso degli anni avevano deciso di legalizzare le nozze omosessuali, più il District of Columbia.
Di recente “L’Economist” ha pubblicato una mappa che mostra quali Paesi europei prevedono nel loro ordinamento il matrimonio gay o qualche forma di unione civile, diversamente da quelli dove invece non è presente alcun tipo di riconoscimento per le coppie omosessuali.
Sta di fatto che le unioni civili sono in qualche modo riconosciute nella grandissima parte dell’Europa occidentale, mentre nei paesi dell’Est risultano ancora illegali. Tra questi l’Italia è l’unico paese dell’Europa centro-occidentale a far parte di quelli che ancora non riconoscono diritti e tutele per le unioni gay.
«La Corte suprema Usa ha assunto una decisione di portata storica – ha commentato la senatrice del PD Monica Cirinnà, relatrice del provvedimento sulle unioni civili – ed è sicuramente, dopo l’esito del referendum irlandese, un’ulteriore spinta affinché tutti i Paesi europei, compresa l’Italia, adeguino la loro legislazione sui diritti civili».
«Mi auguro che ora, su questa linea giurisprudenziale – ha concluso la senatrice Cirinnà – il testo sulle unioni civili possa essere licenziato in tempi brevi e con serenità, pur nelle legittime differenze di opinioni. È evidente, infatti, che si tratta di una questione civile e di diritti umani e non di etica».
(Foto The Economist)