TERRORISMO – Dopo le stragi in Tunisia, gli attentati in Francia e la minaccia dell’Isis sempre presente, anche Roma sembra essere a rischio. Il Ministero dell’Interno e le Forze dell’Ordine hanno stilato il piano di difesa in caso di attacco terroristico nella Capitale. A seconda del luogo e del tipo di attentato, la macchina dei soccorsi e quella militare saranno pronte ad intervenire, grazie al sistema messo a punto tenendo conto delle centinaia di punti sensibili della città di Roma. di Marina Ranucci

Terrorismo Roma
Roma è pronta a difendersi da un eventuale attacco terroristico. Il Ministero dell’Interno e le Forze dell’Ordine hanno elaborato un grosso piano di emergenza che comprende le centinaia di punti sensibili della Capitale, ed ognuno di questi ha un “file” dedicato con tutti i movimenti da compiere per ingranare immediatamente la macchina dei soccorsi e la risposta militare.
Una macchina che si attiva e cambia completamente in base al luogo dell’attacco, per limitare i danni e prevenire stragi e altri spargimenti di sangue all’insegna della jihad. Tutti i piani prevedono uno stravolgimento del sistema della viabilità in tutta la città, per permettere a forze dell’ordine, vigili del fuoco, ambulanze e altri mezzi di soccorso di raggiungere le zone interessate.
Il piano antiterroristico arriva in vista del Giubileo, e soprattutto a seguito dei vari attentati che hanno di recente interessato la Francia e la Tunisia con continue minacce dell’Isis all’Italia. Il programma interessa decine di scuole, luoghi istituzionali, ambasciate, monumenti, centri commerciali ed in particolare luoghi di culto, suddivisi in “zone calde” e “zone tiepide” delimitate dall’arco di Costantino e dall’altra parte dal parco di Colle Oppio.
Il “file” più imponente riguarda San Pietro. In caso di un eventuale attentato in Vaticano, infatti, nel caso di un attacco all’interno del Colonnato, la zona calda viene delimitata dalla piazza e proprio dal colonnato del Bernini. Nelle piazze adiacenti atterrano elicotteri ed eliambulanze pronti a decollare, oltre a quelli già in volo. L’ospedale di riferimento per i soccorsi sarò quello del Santo Spirito. L’eliambulanza decolla e atterra a largo Giovanni XXIII, ed i mezzi di soccorso in Via della Conciliazione, con la Sala Operativa Mobile vicina al Colonnato.
Il piano per l’Anfiteatro Flavio prevede invece nel raggio di chilometri dal punto dell’eventuale attacco, la messa in sicurezza e l’isolamento della zona, con l’intervento di Nocs, ovvero il Nucleo operativo centrale di sicurezza l’Unità Speciale Antiterrorismo della Polizia di Stato italiana,  oltre a Digos, Vigili del fuoco, Protezione civile ed ambulanze pronti a muoversi tra zone calde e  tiepide.
Nel caso di scoppio di un ordigno, i primi a raggiungere l’epicentro dell’attacco sono i nuclei dei Vigili del fuoco Nbcr (Nucleare Biologico Chimico Radiologico). I reparti antiterrorismo, inoltre, cinturano la zona e le ambulanze restano nella zona tiepida per far partire i mezzi.
Ai Fori Imperiali sono sistemate una sala operativa mobile ed un’area sanitaria per soccorrere eventuali feriti ed al Circo Massimo atterra l’eliambulanza. I mezzi di soccorso, ammassati in uno specifico punto, sono pronti a trasportare eventuali feriti al più vicino Ospedale San Giovanni e, a seguire, nelle altre strutture sanitarie.
L’intelligence, sta anche cercando di far fronte all’attività di proselitismo dell’Isis che ultimamente a portato anche a degli arresti nel Nord Italia. «Quelli che aspirano a muoversi dall’Italia verso la Siria li stiamo monitorando – ha spiegato il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti – e per quanto riguarda quelli che arrivano dall’estero, finora abbiamo un solo caso accertato di un soggetto sbarcato a Lampedusa nel 2011, già radicalizzato, che poi attraverso i social network si è avvicinato all’Isis e, con il supporto logistico di una centrale turca, si accingeva a partire per la Siria fermato dalla Procura distrettuale di Bologna».
«L’azione investigativa – ha continuato il procuratore antiterrorismo – si sta indirizzando nei confronti di questi soggetti che arrivati con mezzi di fortuna, come profughi o come immigrati clandestini, si possono essere radicalizzati, se già non si erano radicalizzati in precedenza. Tutto questo presuppone un lavoro di intelligence e di servizi di polizia giudiziaria che è in atto e che sono convinto darà risultati positivi».
«Quanto alle minacce future – ha concluso Roberti – prendiamo in considerazione tutte le ipotesi e le verifichiamo. In questo momento non è possibile dire che i porti sono sicuri. Possiamo assicurare che c’è una grande attività sia sul piano dell’intelligence, sia su quello della polizia giudiziaria. Poi, naturalmente, non si può dare la certezza della sicurezza in assoluto. Però stiamo mettendo in campo tutto quello che è necessario e possibile per prevenire».
(Foto di Marina Ranucci)