Questa regione, un tempo chiamata Mesopotamia, è stata la culla della civiltà degli Assiro-Babilonesi. Dalla sua terra, resa fertilissima dalle acque del Tigri e dell’Eufrate, oggigiorno purtroppo sembrano germogliare solo attentati terroristici, attacchi kamikaze, rivolte civili e proteste contro le truppe della coalizione internazionale. Con la costante minaccia di un’invasione che arriva dal Nord-Ovest e porta il nome di Isis. di Marina Ranucci

L’Iraq logisticamente è al centro della regione che storicamente veniva chiamata Mesopotamia. Quella terra così importante e fertile, grazie alle acque del Tigri e dell’Eufrate, fu la culla della civiltà degli Assiro-Babilonesi. Eppure, quella stessa terra, è stata ripetutamente violata, da sanguinose guerre internazionali e da attacchi interni. Ed oggi si ritrova a vivere con la minaccia di un crescente Stato Islamico (Is) sotto una sorta di regime simile al Califfato.

Ma cos’è il Califfato? Il termine deriva dalla radice araba kha-la-fa che significa “sostituto”. E l’istituzione è nata proprio per “sostituire” il profeta Maometto e mantenere l’unità politica e religiosa della comunità islamica. In questo modo, il “Califfo” ossia il vicario, reggente, facente funzione e successore nell’Islam è si pone alla guida politica e spirituale della comunità islamica universale. Costituisce la massima magistratura islamica con una rilevanza eminentemente politica, anche se non esente da risvolti spirituali, ma la sua figura sembra non essere prevista nel Corano e neanche nella Sunna di Maometto. Sembrerebbe infatti essere stata realizzata in modo del tutto originale da alcuni fra i primissimi compagni del Profeta nella stessa giornata della sua morte,  datata 8 giugno 632.

A differenza del Califfato, lo Stato Islamico è un’invenzione molto recente e unisce una struttura statale, simile a quella delle nazioni moderne, ad alcuni dettami della tradizione Coranica. È l’ideologia dei Fratelli Musulmani, che non rifiuta la presenza di un Parlamento, una Costituzione e delle elezioni, ma impone il divieto di legiferare in modo contrario alla legge islamica.

Secondo la Costituzione del 2005, l’Iraq è una repubblica parlamentare, federale, democratica, islamica. Tuttavia, le tensioni etniche sono rimaste consistenti, ed il ritiro definitivo delle truppe statunitensi nel dicembre del 2011 ha incrementato il potere del Primo Ministro sciita al-Maliki che, sostenuto dall’Iran, ha nuovamente fatto uso di politiche settarie come strumento di potere, ingaggiando una durissima battaglia con esponenti politici sunniti di primo piano.

Tutto ciò ha catalizzato il malcontento diffuso nella comunità sunnita e le latenti fratture inter-etniche irachene sono esplose definitivamente nel giugno del 2014, quando appunto il movimento radicale islamico dello Stato islamico in Iraq e Siria (Isis), già attivo al confine con la Siria, si è impossessato del secondo centro del paese, Mosul. L’Isis, in seguito autonominatosi soltanto Is, (Stato islamico) è forte di una rete che dall’Est della Siria si espande nelle zone a maggioranza sunnita del Nord e dell’Ovest dell’Iraq, coprendo circa 1/3 del paese.

Grazie al sostegno finanziario dei donatori del Golfo, ed alle ingenti risorse petrolifere, finanziarie e militari accumulate nella presa di Mosul, ha progressivamente consolidato le proprie posizioni, arrivando addirittura a circondare Baghdad e minacciando direttamente la regione autonoma del Kurdistan nell’estate del 2014. Le pressioni interne e internazionali hanno portato alle dimissioni di al-Maliki che, nonostante si fosse nuovamente imposto alle elezioni dell’aprile 2014, è stato sostituito da Haider al-Abadi nel seguente settembre.

Ed è proprio in questo periodo che in Iraq, l’Isis ha annunciato la nascita del “Califfato” in tutti i territori sotto il suo controllo ed elevato il suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi, a guida politica e spirituale di tutti i musulmani. «Ascoltate il vostro califfo e obbeditegli», avrebbe detto il portavoce Abu Mohamed al-Adnani. E lo Stato Islamico punterebbe ad estendere il suo dominio da Aleppo al Nord-Ovest della Siria, fino a Diyala al Nord-Est dell’Iraq.

Un motto del’Is comunemente diffuso dai media sarebbe “Colpire in Occidente per conquistare il potere in Oriente”. Sta di fatto che attualmente si assiste ad una sorta di “guerra islamica globalizzata”, dal momento che nasce e si sviluppa innanzitutto all’interno del mondo islamico con la conduzione delle organizzazioni ultra-fondamentaliste e radicali, e si propaga attraverso il terrorismo e l’azione violenta nei Paesi Occidentali mietendo vittime in numerosi attentati.

(foto dal web)