Lì dove ci sono i problemi lei trionfa, i comici italiani considerati fra i migliori a livello mondiale. Ecco storia e segreti di questa grande componente culturale, vanto della nostra nazione. di Greta Crestani

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In un momento storico in cui tutte le certezze di una popolazione sfumano di fronte alla grandezza e alla drammaticità dei fatti di cronaca, in cui la televisione e giornali fanno a gara per sbattere il mostro in prima pagina, proprio quando sembra che avere paura di tutto e di tutti sia l’unica soluzione possibile, sempre più persone scelgono di seguire programmi comici e la satira italiana non solo sta raggiungendo livelli altissimi ma è fra le più quotate nel mondo.
C’è da chiedersi allora quale sia il legame fra espressione satirica e drammaticità del quotidiano. E’ possibile, e soprattutto logico che i due fattori siano inversamente proporzionali?

Castigare ridendo mores, così definivano la satira gli antichi romani a cui dobbiamo se non l’invenzione, la trasformazione da componente stilistico a genere letterario. Pur essendo nata nell’antica Grecia, la satira come strumento di denuncia politica e morale è stata perfezionata ed utilizzata largamente proprio dai latini. Se già le commedie di Aristofane mettevano alla berlina temi come la politica, la religione, il sesso e la morte attraverso la risata, è in epoca augustea che la satira viene studiata e codificata come genere con le sue precise regole che sono rimaste ancora fino ad oggi. I suoi intenti sono quelli di: divertire, far riflettere, esagerare, veicolare delle piccole verità, seminare dubbi, smascherare ipocrisie, attaccare i pregiudizi e mettere in discussione le convinzioni. Non c’ canale più diretto per compiere tutte queste operazioni assieme e nella maggior parte dei casi la risata che ne deriva è amara, liberatoria, esorcizzante.

Ma far ridere è più difficile che far piangere, è risaputo nel mondo del cinema e del teatro, e soprattutto non è facile far ridere partendo da situazioni che di per sé ridicole non sono per niente. Perché la satira sia riuscita devono mescolarsi perfettamente una serie di ingredienti. Se solo uno di questi è dosato male, il risultato è inesorabilmente negativo. La comicità ha il compito di ricercare il ridicolo nella descrizione di fatti e persone, il carnevalesco ha il compito di esagerare, di condannare impunemente vizi e difetti. Deve esserci poi l’umorismo cioè deve essere paradossale, ricercare lo stupore e lo straniamento dello spettatore; e per finire l’ironia e il sarcasmo dove per ironia si intende la consapevolezza condivisa che si sta scherzando e per sarcasmo il ricorrere a modalità drastiche e molto dirette per mettere in discussione l’autorità. E’ l’uso sapiente di questa alchimia di ingredienti, assieme ad una buona dose di informazione sui fatti, simpatia e talento che trasforma una performance comica in satira.

Scavando nell’immenso panorama comico italiano del passato, ci accorgiamo che, anche se con mezzi e modalità diversi rispetto ad oggi, dove la satira è perlopiù spettacolo televisivo, in corrispondenza di grandi problematiche storiche e sociali, troviamo sempre una grande espressione della comicità. De Filippo ironizzava sulla guerra a Napoli, Totò viaggia nei meandri di quanto più schifoso e abietto abbia prodotto la generazione del dopoguerra, la grande stagione della commedia all’italiana ha la sua apoteosi durante gli anni di piombo. E’ quindi inevitabile che, nutrendosi la satira di fatti e attitudini negative proprio nell’intento di portare lo spettatore alla catarsi e al cambiamento, essendo essa l’unica via di sfogo possibile, si sviluppi maggiormente proprio nei periodi di maggiore difficoltà.

Che poi sia proprio nello spirito e nel dna di noi italiani di avere la capacità di ridere e scherzare su tutto prendendo con la giusta leggerezza anche le tragedie più grandi, non fa altro che legittimare il successo dei vari Crozza, Vauro, Luca e Paolo, (solo per citarne alcuni) i quali aggiungono alle caratteristiche sopra citate anche la delicatezza e l’intelligenza di capire sensibilità e momento.
E infine, abituati come siamo ad arrivare ultimi in tutto e ad essere spesso lo zimbello degli altri stati europei, essere principi della risata non è poi così poco!!!