Mariano di Venere, giovane artista di Turi (BA) ci presenta il suo ultimo singolo Virtualità, accolto con entusiasmo da critica e pubblico e presentato per la prima volta a Expo al padiglione del Qatar. Una scommessa con se stesso per interpretare un brano fresco, frizzante dal sapore tragicomico.

mariano di venere

Come nasce il brano virtualità?

Il brano nasce da un progetto di collaborazione con Davide Maggioni, direttore della Rusty records. Il testo è invece di Massimo Severo. Ho dovuto scegliere fra una quindicina di brani e questo non era certo la mia prima scelta. Da un lato Virtualità mi piaceva e mi incuriosiva perché aveva questo ritmo fresco, diverso rispetto a quello che era il mio repertorio, dall’altro però ero preoccupato, avevo quasi paura di sentirmi ridicolo percorrendo un genere che non era il mio. Quindi posso dire che è stata una vera e propria sfida anche perché ho dovuto interiorizzarla e anche affinare la mia tecnica vocale.

Di che cosa parla il testo del brano?

E’ la storia di un ragazzo che passa tutto il suo tempo sui social, e che finalmente decide che è giunto il momento di incontrare dal vivo questa amica, fidanzata virtuale. Esprime un punto di vista molto ironico sul valore che diamo al tempo ed una riflessione sul ruolo dei media nella società contemporanea.

Qual è il messaggio che la canzone vuole veicolare?

Il messaggio di virtualità è l’invito a costruire rapporti umani sinceri piuttosto che costruirsi false realtà sul web. Anche perché spesso sul web è molto difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è apparente, quindi il rischio che si corre è di essere ingannati. E poi sui social si può mostrare quello che in realtà non siamo.

Condividi questa critica che viene mossa al mondo virtuale?

Assolutamente sì, la condivido anche se io sono un po’ quello che predica bene e razzola male perché sono “social dipendente”. Penso però che come sempre bisogna fare un distinguo. I social hanno accorciato le distanze e semplificato la vita. Come ogni cosa vanno usati nella giusta misura e non si può sostituirli al mondo reale.

Questo in particolar modo riguardo le relazioni?

Certo, anche se ci sono relazioni virtuali assolutamente stabili e sincere, ad un certo punto viene sempre a mancare qualcosa, credo che una relazione virtuale causi sempre una certa sofferenza e che ad un certo punto si debba colmarla con la fisicità intesa in senso lato.

La canzone è corredata da un bellissimo video…

Si, un video girato interamente in Puglia. In realtà a me sarebbe piaciuto tantissimo Polignano A Mare, ma visto che è una location molto usata da molti registi italiani, la scelta è ricaduta su Ruvo. Mio fedele compagno nel video è un vecchio Vwbus stile figli dei fiori, tra l’altro difficilissimo da guidare. Il progetto del video è stato fatto in collaborazione con la Film Found Family con la partecipazione di alcuni ex alunni dell’Accademia del Cinema Ragazzi Enziteto-Bari e la regia di Marco Gernone ed è stata un’esperienza davvero divertente. Rispetto al mio primo video in cui ero teso ed impreparato, qui ero molto rilassato e ho preso il tutto con una buona dose di allegria.

Quindi questo è il tuo secondo progetto?

Sì, il primo brano, a sua volta corredato da video, si intitola Senza te ed è un brano scritto da me con Paolo Gambino, il tastierista di Eugenio Finardi.

Com’è iniziato il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a cantare da piccolo, nei cori della scuola, l’amore per il canto è nato cantando in parrocchia. Poi ho fatto 3 anni di conservatorio. Ho cantato da contraltista per 4 anni poi ho cambiato voce. Lirico, pop, musical. Lo studio di base è classico. Nel 2007 ho fatto il primo musical: Il Risorto di Daniele Ricci, poi ho avuto un’altra avventura di musical, Shakespeare in Rock. Canto spesso dal vivo, in vari festival e locali e poi ho fatto anche una tournée, Mariano in concerto che spero di ripetere presto.

Sei autoprodotto, quindi vivi di musica?

Sì, si fa un po’ quel che si può. Non è facile sfondare nel panorama musicale italiano perché gli emergenti non hanno spazio. Al nord Europa c’è tutta un’altra cultura, qui quando ti chiedono cosa fai nella vita…il cantante e poi? Non viene apprezzato il lavoro che fai, con tutti i sacrifici e gli sforzi che implica. Alla base non ci si sente rispettati né come persone né come artisti.

Obiettivo finale del disco?

Raggiungere un pubblico vasto di tutte le fasce di età in quanto è un brano divertente e orecchiabile.

Per ascoltare Mariano di Venere: https://www.youtube.com/watch?v=D-0ZASdYM-c

di Greta Crestani