L’Isis: il suo finanziamento ed il suo sostentamento, come riesce ad appropriarsi di armi di fabbricazione occidentale. Queste due delle domande cui cercheremo di dare risposta nell’articolo che segue. di Federico Facello

Isis-soldi-dollari

Dopo il tragico 13 Novembre parigino, con la sua scia di sangue e di morti, l’attenzione del Mondo si è nuovamente spostata sull’ISIS e sulla sua cellula terroristica che continua a minacciare l’Occidente ed a minare la pace nel Mondo.

L’esercito del califfato islamico oltre a godere di circa 4mila uomini, gode anche di una notevole capacità e forza economica (si stima che nelle proprie casse vi siano oltre due miliardi di dollari) derivante da due rami uno interno di Autofinanziamento, l’altro esterno di Finanziamento.

Il primo ha tutta una serie di fattori che riescono a portare nelle casse dell’Isis milioni di euro/dollari da investire poi per armare i propri militanti ed organizzare nei minimi dettagli quei tragici attentati che stanno seminando terrore e paura in tutto l’ Occidente.

Una delle principali fonti di ricchezza dell’Isis è senza alcun dubbio l’oro nero, il petrolio, che, nonostante abbia subito un notevole calo sul prezzo al barile rispetto a soli due anni fa, ha un mercato nero di contrabbando dove con un ulteriore deprezzamento del 50-60 o addirittura del 70% rispetto al prezzo ufficiale può portare veri e propri affari a chi lo vende.

Territori, ormai in gran parte sotto il controllo dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, quali Siria e ancor più l’Iraq sono ricchi di pozzi petroliferi che fruttano quotidianamente allo Stato Islamico all’incirca due milioni di dollari per un totale annuo di quasi 800 milioni di euro.

Altra fonte di autofinanziamento della cellula terroristica è rappresentata dal Cotone Siriano con i principali campi di produzione ormai sotto il controllo dell’Isis, un traffico questo che porta altri 135 milioni di euro nelle casse del califfato.

Non meno significativa risulta poi la somma proveniente dalla vendita dei beni archeologici che vengono trafugati durante i saccheggi e messi in vendita sul mercato nero del mondo dell’antiquariato.

Anche i rapimenti, specialmente di ostaggi occidentali, e la successiva loro liberazione ottenuta non senza il pagamento di un cospicuo riscatto che li salva da morte certa (quasi sempre per decapitazione come ormai tristemente noto), frutta all’Isis un ulteriore entrata monetaria che permette di pagare un miliziano anche due o addirittura tre volte in più di quanto guadagna mensilmente un lavoratore “quadro” locale.

A tutte queste forme di autofinanziamento interno dobbiamo poi associare anche quelle che provengono dall’esterno ed in particolar modo da privati che spesso sfruttano legislazioni troppo “morbide” per far giungere denaro in Siria.

Influente è anche l’apporto che arriva all’Isis dalle banche in particolare da quella di Mosul e dei territori occupati che hanno rifornito lo Stato Islamico di una somma che varia tra i 500 milioni ed un miliardo di dollari.

Altro aspetto significativo è, infine, quello inerente l’armamento della cellula terroristica islamica che, secondo uno studio del Conflict Armament Research (patrocinato dalll’Unione Europea), ha in dotazione armi e munizioni provenienti da Usa, Russia e Cina.

Tale studio, reso possibile grazie alla raccolta e alla successiva analisi di bossoli sparsi sul territorio iracheno e siriano, ha confermato come gran parte dell’arsenale militare in dotazione all’Isis provenisse da armi che erano state consegnate dall’esercito americano alle forze di sicurezza irachene o utilizzate dagli stessi soldati statunitensi nella missione del 2003 atta a liberare l’iraq dalla dittatura di Saddam Hussein.

Tra gli armamenti dell’esercito del califfo risultano poi anche alcuni esemplari fabbricati in Russia  che Mosca aveva mandato all’alleato siriano Bashar Al-Assad per fronteggiare la guerra civile interna.

Il tutto ci porta ad una facile conclusione, ovvero che l’Isis riesce con le sue conquiste territoriali, in particolar modo in Iraq ed in Siria, ad appropriarsi anche di un vero e proprio arsenale militare, di fabbricazione estera, che forma lo zoccolo duro del proprio esercito e che consente ai fedeli di Abu Bakr al-Baghdadi di poter contare su armi di recente fabbricazione e quanto mai efficaci per portare a compimento i loro propositi terroristici.