di Greta Crestani. Se anche in Italia il sacco della spazzatura fosse tassato le persone sarebbero incentivate a differenziare di più e meglio. 

sacs 35 litres

Nonostante la maggior parte dei comuni italiani si sia organizzata piuttosto bene per la raccolta differenziata, capita spesso, nella maggior parte delle famiglie italiane, di utilizzare il sacco della frazione secca come un jolly e di buttarvi dentro, per comodità o per pigrizia tutti i rifiuti che non sappiamo bene identificare o che, peggio ancora ci scocciamo di mettere nel giusto bidone della differenziata. Ma cosa cambierebbe se il sacchetto della frazione secca costasse tantissimo?

Ecco, dall’esperienza della Svizzera il sacco tassato.

In Svizzera la tassa dei rifiuti solidi urbani è riscossa dall’autorità cantonale (un po’ l’equivalente della provincia italiana.) Si paga annualmente e la cifra è uguale per ogni cittadino, indipendentemente dalla grandezza dell’abitazione. Si calcola infatti per individuo adulto, non per metri quadri. Al momento dell’iscrizione in un nuovo comune viene consegnata una card magnetica che consente l’accesso gratuito ed illimitato all’isola ecologica. Questo punto di raccolta per legge deve distare massimo 5 km dall’abitazione di ogni cittadino. E’ cura del singolo separare a casa tutti i materiali che possono essere differenziati: carta, cartone, vetro, vari tipi di plastiche, oggetti di elettronica e informatica, batterie, medicinali, vestiti usati, scarti di cucina, erbacce del giardino e molto altro ancora. Ogni singolo rifiuto ha un suo posto nell’isola ecologica. Inoltre, tutte le cose che sono ancora in buono stato ma che non sono più gradite in casa, si mettono nell’angolo della solidarietà: così chiunque ne abbia bisogno le può prendere, riducendo così ulteriormente gli sprechi. Il pane, e tutti i suoi derivati vanno depositati poi in appositi contenitori che, una volta riempiti vengono dati ai locali allevatori di pollame o cavalli. Soltanto la frazione secca dei rifiuti è raccolta porta a porta due volte alla settimana. Ma, ecco la trovata geniale e assolutamente libertaria della Confederazione: il sacco per la frazione secca si paga 10 volte tanto il suo costo di produzione. Ogni sacco medio costa circa 2 euro, un sacco da 70 litri può arrivare a costare anche 5 euro. Non è quindi un obbligo recarsi al punto ecologico per differenziare i rifiuti, si può anche mettere tutto insieme nel sacco della raccolta porta a porta. Ma a che prezzo? E’ più che naturale che una famiglia, anche se benestante non può permettersi di spendere 20 euro alla settimana per i sacchi della spazzatura e quindi, premio un considerevole risparmio, inserisce nel sacco tassato solo quello che davvero non può essere riciclato.

Considerato che, stando ai dati ufficiali del ministero per le politiche ambientali, l’Italia è uno dei paesi europei che ancora destina la più alta percentuale di rifiuti alla discarica (41%), riciclando solo il 18% e che questo, nella maggior parte dei casi avviene più per negligenza delle famiglie che per disinteresse dei comuni, la soluzione proposta dalla Svizzera potrebbe essere un buon compromesso.

Il rovescio della medaglia, messo in luce dalle amministrazioni svizzere la cui tassa sui sacchetti è stata introdotta dal 2012 è che è sì aumentata la percentuale dei rifiuti riciclati (dal 43 al 57 %), ma le persone che si recano all’isola ecologica sono più frettolose e  prestano poca attenzione al differenziare correttamente con la logica conclusione che il container dove c’è un materiale che non è giustamente collocato deve essere buttato nella spazzatura convenzionale. Come sempre accade, da una buona azione del singolo può dipendere il benessere di un’intera comunità.

 (foto da : http://www.vaud-taxeausac.ch)