di Anita Crestani. Dietro alle sfilate carnevalesche più conosciute al mondo si nasconde la storia di un popolo che ha trovato nella danza l’antidoto alla sofferenza, alle repressioni e alla schiavitù.

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Quando si parla di Carnevale la nostra mente europea viene spesso trascinata oltre oceano, verso luoghi lontani e misteriosi, probabilmente sud americani, ancor più probabilmente verso quello che è il paese più grande del Sudamerica, dal cuore che pulsa a ritmo di Samba: il Brasile. Le immagini del colorato, stravagante e licenzioso Carnevale di Rio entrano da molti anni nelle nostre abitazioni grazie alle dirette tv o ai racconti e alle foto dei nostri amici, così fortunati da avervi preso parte una volta.

Ballerini agghindati, carri allegorici lussuriosi, esotiche piume agitate da corpi scolpiti e pitturati sono probabilmente l’emblema di ciò che nell’immaginario collettivo rappresenta il carnevale in Brasile.

Certo, questa è una parte, sicuramente la più conosciuta di questa festa. Ma non è tutto qui. Dietro ai festeggiamenti del Carnevale in Brasile scorre la storia del Paese, una storia di schiavitù, oppressione e crudeltà e di feroci diseguaglianze sociali che non sono mai riuscite, però, a schiacciare la fremente allegria e l’ancestrale follia del suo variegato popolo la cui maggiore forza sta probabilmente in quei 100-116 bpm di frequenza del ritmo del Samba.

La storia del carnevale brasiliano può essere tracciata anche come una storia della musica e vede il suo inizio nel periodo coloniale. Una delle prime manifestazioni carnevalesche è l’entrudo, una festa di origine portoghese che nella colonia veniva praticata dagli schiavi. Questi uscivano nelle strade con i visi dipinti gettando farina e piccole palline di acqua “profumata”(non proprio!) ai passanti. Quindi, almeno una volta l’anno, gli schiavi potevano sorridere, divertirsi, e in qualche modo rifarsi delle angherie compiute quotidianamente dai loro padroni ed è proprio questo l’iniziale significato del carnevale (similmente a quanto già accadeva in Europa). Nonostante queste pratiche fossero considerate offensive, l’entrudo godeva di una certa popolarità anche se, chiaramente, le famiglie più ricche non festeggiavano assieme agli schiavi, ma restavano per lo più all’interno delle proprie case (solo alle ragazzine delle famiglie di buona reputazione era consentito affacciarsi alla finestra e gettare dell’acqua).

Verso la metà del XIX secolo a Rio de Janeiro la pratica dell’entrudo iniziò ad essere criminalizzata, principalmente a seguito di una campagna contro questa manifestazione popolare veicolata dalla stampa. Ma mentre l’entrundo veniva represso nelle strade, l’elite dell’Impero creava le danze del carnevale nei club e nei teatri della capitale, e la musica di accompagnamento era prevalentemente la Polka.

È in questo periodo, e proprio a Rio de Janeiro, che iniziarono a crearsi i primi gruppi (il primo fu il Congresso das Sumidades Carnavalescas) che sfilavano nelle strade. Così, mentre l’entrudo veniva severamente represso, l’alta società imperiale tentava di conquistare le strade.

Ma le classi popolari non desistettero così facilmente dalle loro pratiche carnevalesche  e verso la fine del XIX secolo, nel tentativo di adattarsi alle nuove politiche disciplinari, furono creati i cordões e i ranchos. I primi emulavano i tratti estetici delle processioni religiose popolari attraverso i classici riti della capoeira e dello zé-pereiras, mentre i secondi erano cortei formati principalmente dai contadini e più in generale dalla classe rurale.

Anche le marchinhas de carnaval  (genere musicale brasiliano tipico del carnevale) sorsero nel XIX secolo, accostate al nome di Chiquinha Gonzaga e della musica Abre Alas. Per il Samba invece, legittimo rappresentante del carnevale, bisognerà attendere il 1910 e la famosa canzone Pelo Telefone di Donga e Mauro de Almeida.

Differente invece è l’origine del carnevale Bahiano, e della sua musica dove i primi afoxés, fusione musicale della cultura afro americana originaria del Pernambuco, cominciarono a diffondersi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo con l’obiettivo principale di ricordare le tradizioni culturali africane. Nello stesso periodo iniziano a praticarsi, sempre nel Pernambuco, il frevo e il maracatu: danze ritmiche dal forte contenuto simbolico e quasi spirituale.

Nel corso del XX secolo il Carnevale diviene sempre più popolare in Brasile, conoscendo una grande diversificazione nelle forme, tanto nella classe dirigente quanto in quelle più popolari, rappresentando un’altra espressione di quella marcata dicotomia tra ricchi e poveri che tuttora è molto forte.

Attorno al 1910 nacquero i corsos con i carri allegorici dell’elite carioca che sfilavano nell’avenida Central, l’attuale Rio Branco, pratica che perdurò fino al 1930.

Tra le classi popolari nacquero invece le Scuole di Samba (Deixa Falar e Vai como Pode furono le prime, storiche scuole) che rappresentavano lo sviluppo di quelli che erano stati i ranchos. Molto presto iniziarono le famose competizioni tra le scuole, che a tutt’oggi rappresentano l’evento portante del carnevale.

Per quanto riguarda invece le marchinhas, hanno condiviso la notorietà con il samba a partire dal 1930, decennio che sarò conosciuto come “era das marchinhas”.

Decennio che, purtroppo, è altresì tristemente noto come l’epoca dell’autoritarismo  di Vargas e anche il carnevale fu costretto a sottostare alle direttrici del regime. Ma nemmeno le leggi più autoritarie e il totalitarismo sono riusciti a fermare il fenomeno del carnevale brasiliano, che a partire dal 1960 ha visto la nascita del suo periodo più florido dal punto di vista commerciale.

Imprenditori di diversi settori hanno investito in questa tradizione e hanno fatto del carnevale e delle scuole di samba (soprattutto carioca) una importante attività d’impresa. La prefettura di Rio de Janeiro ha iniziato a collocare stand e bancarelle nel Rio Branco e a monetizzare l’ingresso degli spettatori che assistono alle sfilate delle scuole di samba. Nel 1984  è stata creata dal governatore Leonel Brizola la “Passseralla del Samba” più conosciuta come “sambodromo” che, grazie al disegno architettonico del divo Oscar Niemeyer rappresenta ora dal punto di vista del progetto uno dei simboli del carnevale brasiliano.

Tradizione, ritmo, trasgressione, cultura afro americana, riscatto, allegria: queste quindi le parole chiave per descrivere una delle manifestazioni sociali più suggestiva e colorata al mondo, espressione di un popolo dalle mille sfaccettature, etniche e raziali, dalle mille difficoltà economiche, ma che mai, mai e poi mai, potrà smettere di ballare.