di Mario Parisi. Regole di guerra non rispettate. E’ quanto denuncia Medici Senza Frontiere, i cui presidi sono stati attaccati ben quattro volte in meno di tre mesi.

Yemen

Un conflitto, che va avanti ormai da 10 mesi, in cui non vengono rispettate le regole di guerra. E’ quanto denuncia in Yemen Medici Senza Frontiere, le cui strutture sanitarie sono state colpite per ben quattro volte negli ultimi 100 giorni.

“Il modo in cui si combatte in Yemen sta arrecando enormi sofferenze e dimostra che le parti in conflitto non riconoscono e non rispettano lo status protetto di ospedali e strutture sanitarie – afferma Raquel Ayora, direttore delle operazioni di Medici Senza Frontiere – .  Nulla è stato risparmiato, nemmeno gli ospedali, anche se le strutture mediche sono esplicitamente protette dal diritto internazionale umanitario”.

GLI ATTACCHI – Il primo di questi raid è datato 26 ottobre 2015, quando gli aerei della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno ripetutamente bombardato un ospedale nel distretto di Haydan, nella Provincia di Saada. Una clinica mobile di Medici Senza Frontiere è stata poi colpita da un attacco aereo il 2 dicembre, nel quartiere Al Houban di Taiz, ferendo otto persone, tra cui due membri del personale di MSF, e uccidendo una persona nelle vicinanze. Il 10 gennaio, l’ospedale supportato da MSF a Shiara è stato attaccato in un incidente che ha ucciso sei persone e ferito almeno sette, la maggior parte di loro personale medico e pazienti. Il 21 gennaio, infine, un’ambulanza di MSF è stata colpita e il suo conducente ucciso in una serie di attacchi aerei che hanno ferito decine di persone e ucciso almeno sei nel governatorato di Saada.

MSF IN YEMEN – In Yemen Medici Senza Frontiere lavora nei governatorati di Aden, Al-Dhale’, Taiz, Saada, Amran, Hajjah, Ibb e Sana’a. Dall’inizio della crisi, scoppiata nel marzo 2015, le sue équipe hanno trattato più di 20.000 feriti di guerra. MSF gestisce 11 ospedali e centri sanitari e supporta altri 18 centri sanitari. In Yemen Medici Senza Frontiere ha inviato finora più di 790 tonnellate di forniture mediche, occupandosi anche di servizi sanitari non di emergenza.