di Marina Ranucci. La percentuale di programmi pirata nel Belpaese è scesa dal 47 al 45% nel 2015, tuttavia nel concreto quasi la metà dei software installati sui computer italiani è senza licenza. I dati arrivano dal Global Survey della BSA (Business Software Alliance) e risultano allarmanti nella misura in cui la media europea è pari al 28%.

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Metà dei computer italiani funziona con programmi informatici privi di licenza. I dati emergono dall’ultimo report della Global Survey della Bsa (Business Software Alliance), alleanza mondiale di produttori di software, anche se nel 2015 si è registrato il calo positivo del 2%  rispetto a due anni fa.

Il software pirata è risultato elevato persino in settori imprevedibili come quello bancario, assicurativo e finanziario. La percentuale di uso in questi settori sfiora addirittura il 25%. Il motivo sarebbe perché circa il 15% dei dipendenti, scaricherebbero software pirata sulle reti aziendali, eludendo il controllo dei responsabili, ed inoltre il 26% degli impiegati, ammetterebbe di praticare comportamenti illegali col pc aziendale.

Nonostante tutto, i responsabili informatici delle aziende sarebbero consapevoli del rischio di perdita di dati legato a falle nella sicurezza che, come ha confermato lo studio del Bsa, sono correlate alla presenza di software senza licenza.

Infatti, i rischi di intrusioni da parte di hacker, solo nel 2015 hanno causato danni e spese per 400 miliardi di dollari. «Come sottolinea il rapporto – ha spiegato Victoria Espinel, presidente e Ceo di Bsa – è cruciale che un’azienda sia ben consapevole di che software è installato sulla sua rete». «Mentre – continua –  sappiamo che molti chief information officer, manager responsabili della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione, spesso ignorano la reale composizione del parco software installato, come anche la sua legalità o meno».

Tuttavia, pur restando l’Italia ben al di sopra della media europea occidentale del 28% e mondiale del 39%, la percentuale di software illegale impiegato è calata dal 2013 al 2015 dal 47 al 45 per cento. «È un risultato che ci fa molto piacere in quanto premia il lavoro svolto da Bsa in Italia in questi anni», ha commentato Paolo Valcher, presidente del comitato italiano di Bsa. Ed il calo, nel complesso sarebbe arrivato grazie alla progressiva maturazione del mercato dell’Ict in Italia e la tendenziale riduzione della base installata e delle vendite di nuovi computer, a fronte di un incremento dell’impiego di software in modalità subscription e di servizi software asset management.

Infine secondo la ricerca, a livello mondiale la macro area con la percentuale più alta di software pirata sarebbe l’Asia pacifica, con il 61%, al secondo posto l’Europa Centro Orientale, con il 58%, seguita da Africa e Medio Oriente al 57%. Il Nord America invece manterrebbe il primato del tasso di pirateria più basso del 17%.