di Claudia Passanante. Siamo nell’era del “tutto e subito”, qualsiasi cosa si vuole la si ottiene in poco tempo e con il minimo sforzo. Il mercato è tempestivamente pronto a soddisfare ogni tipo di bisogno creando negli individui una bassa capacità di tolleranza alla frustrazione.

 

Screenshot_2Ripercorrendo la storia della civiltà si può notare come i tempi di realizzazione e di soddisfacimento dei bisogni degli individui si siano notevolmente ridotti rispetto al passato.

Quando l’uomo per procurarsi il cibo doveva cacciare o coltivare la terra, la soddisfazione dello stimolo “fame” avveniva in tempi più lunghi ed impegnativi rispetto a quelli odierni in cui ci basta andare in qualsiasi supermercato, bar o ristorante ed in pochi minuti aver servito tutto ciò che si desidera e con il minimo sforzo!

I nostri antenati, per sopravvivere, hanno necessariamente dovuto imparare a coltivare un’importante qualità: la pazienza, qualità che purtroppo, oggi, si trova in via d’estinzione.

Con lo sviluppo della società moderna, oltre al fatto che si ha la possibilità di soddisfacimento immediato dei bisogni primari, gli individui sono costantemente esposti ad una serie di stimolazioni in cui il desiderio di avere “quel qualcosa in più” diventa una costante, quasi una tortura.

Più si ha e più si vuole avere, e nella società dell’abbondanza non serve sforzarsi per procurarsi un bene o per capire di aver bisogno di qualcosa in quanto spesso e volentieri è proprio il prodotto, oggetto del desiderio, che raggiunge il singolo individuo. Le stimolazioni sono così costanti da attivare una fame insaziabile, che spesso può essere difficile tenere sotto controllo.

Non tutti però si possono permettere di avere tutto ciò che vogliono e quando lo vogliono, perciò, in caso di risorse limitate, diventa automatica una selezione: ovvero la scelta di dare priorità ad alcuni bisogni a discapito di altri (o quanto meno dovrebbe essere così); ma cosa succede quando si desidera qualcosa che non si può avere per mancanza di risorse e che, oltretutto, viene continuamente riproposta sia dal mercato che dalle persone? Si sperimenta la frustrazione.

Tutti conosciamo la sensazione che si avverte in questa situazione, in quanto, sicuramente ognuno di noi, nella propria vita, ha avuto modo di avere  a che fare con la frustrazione.

La conseguenza di tale sentimento può divenire la causa dell’ attuazione di comportamenti volti a cercare di ottenere, a tutti i costi, ciò che si desidera e con qualsiasi mezzo a disposizione.

La frustrazione è una sensazione molto pesante e difficile da gestire, non tutti gli individui sono dotati di autocontrollo perciò spesso il comportamento può degenerare.

Il soggetto può reagire in diversi modi, frutto delle mediazioni attivate a livello cognitivo, emotivo e culturale con cui l’evento frustrante viene personalmente considerato.

Una teoria che in che in campo psicologico ha avuto una notevole importanza è quella della frustrazione-aggressività. Secondo tale teoria la caratteristica principale di chi commette azioni illecite, e quindi devianti o criminali, è proprio la scarsa tolleranza alla frustrazione.

In riferimento al rapporto frustrazione-aggressività, sono stati evidenziati quattro bisogni che possono essere fonti potenziali di frustrazione, perché talvolta in conflitto tra loro: il bisogno di sicurezza, il bisogno di fare nuove esperienze, il bisogno di avere risposte da parte degli altri ed il bisogno di avere riconoscimento degli altri; il mancato soddisfacimento di uno o più di questi bisogni può esporre alla frustrazione ed in caso di superamento di determinati limiti può causare lo sviluppo di comportamento antisociali.

La maggior parte delle volte in cui ci si sente frustrati, gli individui tendono quindi ad agire con comportamenti inappropriati, ma come si può uscire dal tunnel della frustrazione senza danneggiarsi?

La soluzione ideale è quella di coltivare la pazienza, prendendo esempio dai nostri antenati. È importante cercare di sviluppare un buon autocontrollo e di attuare una serie di comportamenti volti ad indirizzare l’acquisizione di competenze personali  per far fronte a tale situazione senza dover necessariamente ricorrere al soddisfacimento del bisogno tramite l’oggetto del desiderio.

È ottimale conoscere ed accettare i propri limiti e trasformali in risorsa, lavoro che costa molto più tempo, fatica e necessita di notevole pazienza ma che può essere di certo più soddisfacente e remunerativo oltre che meno pericoloso rispetto ad un’azione illecita, sia per sé stessi che per gli altri.

La  pazienza si dice che sia la virtù dei forti, si deve imparare ad aspettare: il forte sa attendere mentre il debole si agita!