di Claudia Passanante. Il pensiero può divenire una vera e propria trappola soprattutto quando diventa un’ ossessione. Il pensare troppo può inoltre creare il “dubbio” ed il suo mancato controllo rischia di generare una forte ansia perché  tutto ciò che appare incontrollabile viene ritenuto inaccettabile e quindi da combattere!

pensieroCogito ergo sum: penso dunque esisto! La famosissima frase del filosofo Cartesio, fondatore del pensiero moderno, illustra con pochissime parole quanto sia fondamentale l’esistenza del pensiero e quanto sia importante l’uso di questa facoltà da parte dell’essere umano, che si autodefinisce “esistente” proprio in quanto “pensante”!

Il pensiero è ciò che contraddistingue gli esseri umani dalle altre specie animali, questa facoltà di ordine superiore è importantissima per lo sviluppo di adeguate capacità di problem solving, necessarie per rendere l’uomo competente nella risoluzione dei problemi,

permettendo così anche un’evoluzione sempre maggiore dell’intelligenza; inoltre tramite il pensiero, è possibile tentare di avere il controllo su ciò che appare difficile da controllare tramite azioni concrete; è l’anticamera dell’azione ed è utile per la valutazione delle strategie al fine di raggiungere i propri obiettivi di qualunque tipo essi siano.

Pensare è dunque un bene, ma bisogna stare attenti ad evitare gli eccessi di pensiero in quanto, in questo caso, si rischia di originare il dubbio.

Il dubbio, a sua volta, provoca ansia causata dalla presenza di un “qualcosa” che non si è in grado di controllare, tutto ciò che sfugge dal controllo diventa molto spesso inaccettabile e di conseguenza parte un’attivazione spontanea di pensieri su pensieri nel tentativo di riuscire a sciogliere il fastidioso dubbio.

L’eccessivo pensiero, in questi casi, può trasformarsi in una vera e propria ossessione, che oltre a divenire complessa da gestire, rischia di incastrare l’individuo nei suoi stessi meccanismi disfunzionali privandolo così dell’opportunità di trovare una via d’uscita.

Il famoso psicologo e psicoterapeuta clinico strategico Nardone, nel suo libro “cogito ergo soffro”, delinea ed esplicita, in cinque passi, i meccanismi della psicologia del dubbio: cogitocentrismo; dialogo interno e dispute di pensiero; dubbio socializzato e delega; autoinganni cognitivi e coscienza che inquisisce consapevolezza; ed i tentativi disfunzionali che spesso gli individui mettono in atto per tentare di uscire dalla situazione di ansia.

Il cogitocentrismo è il tentativo di voler far rientrare la conoscenza in sistemi controllabili, si attua per sfuggire all’insicurezza delle mancate certezze, questo tipo di tentativo di controllo del dubbio può generare attacchi di panico! 

Il dialogo interno e le dispute del pensiero avvengono nel caso in cui, in una situazione di dubbio, si attua volontariamente una modalità di respingere razionalmente i pensieri intrusivi: si tenta di annullare il pensiero in quanto scomodo, ma il non pensare ad una cosa è già pensarla! Si tratta della trappola del “non pensare” che provoca tormento, il soggetto tenta di riuscire a liberarsi sia cercando di controllare razionalmente le sensazioni ed emozioni, sia cercando di annullare i pensieri scomodi, sia cercando di trovare risposte certe e rassicuranti per i propri dilemmi.

Il dubbio socializzato e la delega si verifica quando un individuo cerca l’ “aiuto” di qualcun altro per uscire dalla trappola del dubbio, delegando così ad altri la responsabilità di scelte ed azioni ma con il rischio di confermare la propria frustrazione per incapacità di assumersi le proprie responsabilità.

Gli autoinganni cognitivi sono delle strategie di fuga dal dubbio e dall’insicurezza, è causato dalla rigidità mentale e dall’incapacità critica che non permette di prendere le decisioni in modo autonomo. Quando emergono i dubbi si ricorre spesso a rituali di controllo o a richieste di rassicurazioni che trasformano il dubbio in ossessione.

Convincere gli altri per convincere sé stessi è il tentativo attuato da colui che cerca di autorassicurarsi attraverso la manovra del convincimento altrui sulla validità dei suoi stessi argomenti con lo scopo di rassicurare sé stesso sulla correttezza del proprio punto di vista.

La coscienza che inquisisce la consapevolezza si sperimenta quando il dubbio diviene una vera e propria tortura mentale, si tratta di una sorta di giudice interno che valuta la correttezza di pensieri ed azioni mettendone in dubbio la validità.

Il pensiero, quindi, da strategia funzionale rischia di trasformarsi in strategia disfunzionale se il suo controllo viene perduto, uno dei possibili modi per evitare di farsi soffocare dai propri pensieri è essere in grado di bloccarli attraverso strategie funzionali in grado di ridurre l’ansia e l’ insorgenza del dubbio.