Se c’è una cosa che odio senza mezzi termini in questo Paese sono i poliziotti!

1643431_3_48e8_des-policiers-en-faction-a-dakar-le-14_905edd609eea3cf9ccbe6c25c27361b1Potrei raccontare di quando all’aeroporto sono stato l’unico a pagare la multa per un supposto divieto di sosta non segnalato e di tutte le motivazioni addotte per convincermi di essere in torto tra cui che essendo all’esterno di una moschea si trattasse di suolo sacro. Potrei raccontare di quando per riavere il mio documento dovetti attendere la siesta del poliziotto che si ripresentò a torso nudo, dopo 4 ore in cui lo avevo cercato per il centro città e poi fin dentro gli alloggi del commissariato, restituendomelo come se niente fosse accaduto di strano. Potrei raccontare di quando il Commissario di Mbour mi disse che alla prossima volta che mi avrebbero fermato, avrei fatto prima a prendere la multa e portarla da lui per strapparla, piuttosto che spiegare ai poliziotti che avevo ragione, e di tutti i problemi che ho avuto per ottenere la mia Carte Gris (la nostra revisione) mentre circolano sulle strade senegalesi dei veicoli imbarazzanti. Ma comincio dall’ultima storia in ordine di tempo.

Ho appena pagato una multa o, meglio, dato una mazzetta (ed è la terza da quando sono qui). Tutto ciò per aver fatto 200 m contromano.

Ben ti sta, direte voi; se hai commesso un’infrazione. Se non fosse che non c’era nessun cartello ad indicare il senso vietato.
Stavo appena ripartendo dalla stradina dell’ambasciata e per ritornare sulla Corniche ho cercato di districarmi in un labirinto di viuzze. Giro a destra in una di queste ed ho subito la sensazione di qualcosa di strano ma spesso sono stato in vicoletti a doppio senso molto più stretti di questo così tiro dritto fino all’irreparabile.

Con la coda dell’occhio noto qualcuno che mi fa un segno ma tutto trascorre in maniera così rapida che mi ritrovo alla fine della stradina con un gentilissimo (si fa per dire) vecchietto nel suo impeccabile bou bou che comincia a segnalarmi e a cercare di attirare l’attenzione della poliziotta che, guarda caso staziona giusto all’incrocio, con grida e imprecazioni.

Io accosto e chiedo con aria mortificata se fosse un accesso interdetto e lei in risposta controlla tutti i miei documenti, ovviamente in regola, prima di cominciare il solito giochino dei poliziotti senegalesi, ovvero prendere uno a caso dei documenti e andare via senza dare alcuna spiegazione. È un gioco al quale raramente si vince anche perchè le regole non sono ben chiare. L’unica possibilità è quella di essere nel tuo giorno di grazia e ciò capita davvero raramente.

Ho vinto più volte al grattaevinci che a questo estenuante gioco di nervi e questa volta dovevo ringraziare un vecchietto e la sua solerzia o la degenerazione di una sorta di revenchismo da post-colonizzazione, perché hai sempre l’impressione che certe cose ti accadano solo perché sei Toubab.

Tornando alla dura poliziotta.. mi chiede di spostare l’auto almeno un paio di volte e, praticamente, di parcheggiare in divieto. Questa volta il cartello c’è ed è ben evidente e per non rischiare di cadere in quello che potrebbe essere un tranello faccio il giro fino al seguente rondpoint imprecando nel traffico selvaggio della Corniche mentre cercano di vendermi utensili di ogni genere.

Arrivato finalmente al punto d’incontro designato, lei è andata via in una delle più classiche tattiche del gioco. Io fermo l’auto e accendo le luci di segnalazione assolutamente non intenzionato a continuare nel traffico mentre mi si avvicinano sedicenti meccanici che cercano di convincermi che ho bisogno di cambiare i dischi dei freni e non ricordo più quale altro maledetto pezzo del mio veicolo e alcuni tipi in sedia a rotelle che improvvisando rap mi chiedono una moneta.

Comincio a piagnucolare con un collega poliziotto che sembra essere dalla mia parte quando gli racconto la storia, “in Senegal ci sono molte mancanze” ammette cordialmente riferendosi all’assenza di segnaletica che mi ha colto in fallo ma, dice con un sorriso, lui non può fare altro che fare da tramite con la collega autrice della contravvenzione che resta candidamente all’altro incrocio con la mia patente in tasca.

Una crisi di nervi mi assale. Che fare? Lascio li l’auto? Rincorro la poliziotta? Il collega la contatta al telefono e lei placidamente, dopo almeno 20 minuti, arriva consegnandomi la multa con il solito gioco di dire due parole e ripartire prima di sentir ragioni.

Credo che vista da fuori assomigli alla danza di corteggiamento di alcuni animali ma a quanto pare oggi ho poco appeal così che riprovo con il collega che sembra più benevolo.

Chiedo se non ci sia modo di pagare la contravvenzione sul posto senza dovermi recare al commissariato nel traffico dell’ora di punta già conscio di cosa voglia dire questa proposta che però viene accettata di buon grado. Soltanto la cosa va “arrangiata” così che devo ritornarmene ad aspettare in macchina lontano da occhi indiscreti. Dopo un’altra lunga attesa, altra tattica che tende allo sfinimento dell’avversario, la poliziotta si avvicina e io le esprimo la volontà di pagare al momento. Lei tira fuori una storia che non convince nemmeno se stessa ma che forse le tranquillizza, almeno in parte, la coscienza su quanto, effettivamente, sia una rottura adesso andare al commissariato. “C’è traffico, avrai difficoltà a trovare parcheggio e dovrai fare la fila” mi dice per far sentire meno colpevole anche me che mi gioco l’ultima carta per cercare di convincerla a chiudere un occhio ma il solo risultato è quello di ottenere un’altra confessione: mi avrebbe lasciato andare (conscia della mia innocenza) “ma poi le persone avrebbero parlato (a cominciare dal mio amico vecchietto).. lei sa com’è il Senegal.

Detto ciò prende i miei sei mila franchi infilati nella multa che lei strapperà poco dopo. Il costo dell’essere Toubab o quello di vivere in un Paese con stipendi pubblici da miseria!

In realtà la corruzione è a portata di mano di qualsiasi senegalese; costa solo 1.000 Franchi (1,525 €).
In Senegal, ogni anno, muoiono per incidente stradale almeno 1.200 persone!

di Salvio Di Lorenzo