di Martina Stefanile. L’ A.S.D. Volley World ospita l’atleta Indre Sorokaite presso la scuola Vittorio Emanuele. Direttamente da Firenze, l’Azzurra del Volley torna a Napoli dopo aver giocato lo scorso anno con la nazionale italiana nei match amichevoli contro la Germania, in compagnia dello staff e delle giovani campionesse del futuro della Volley World.

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Classe ’88, Indre Sorokaite nasce a Kaunas, dove, all’età di otto anni, scopre la sua passione per la pallavolo. Arrivata poco più che adolescente in Italia inizia la sua carriera in B2 tra le file del Montesilvano Volley. Dopo la promozione in B1, viene ingaggiata l’anno seguente in serie A2 dal New Team Volley Castelfidardo, dove resta per due stagioni. Il suo esordio in A1 avviene nella stagione 2006-2007 come opposto del Volley Bergamo, con la cui maglia vince per due volte la Champions League e una volta la Coppa Italia. Passata alla serie A2 del Chieri Volley nella stagione 2009 – 2010 ed ottenuta la promozione in Serie A1, viene ceduta all’Azerbaigian nella squadra dell’ zərreyl Voleybol Klubu. Il suo debutto nella nazionale Italiana, avviene nel giugno 2013. Dopo due stagioni ed un anno nella V.Challenge League giapponese, torna in Italia vincendo la Supercoppa Italiana 2014 con il River Volley di Piacenza. Il 2016-2017  è la volta dell’Azzurra Volley San Casciano dove, alla corte di Marco Bracci, è attualmente impegnata nella preparazione atletica, ricoprendo ancora una volta il ruolo di opposto in Seria A1 con Il Bisonte Firenze.

Seduta per terra con un pallone fra le mani, Indre si racconta alle giovani pallavoliste dell’ A.S.D. Volley World. Alla domanda Come mai proprio questo sport, Indre risponde “Mia madre giocava a pallavolo. In un certo senso non sono io ad aver scelto; è la pallavolo che ha scelto me”.

Indre, dal 2013 indossi la maglia Azzurra. Ti senti più Italiana o Lituana?

“Io mi definisco un meticcio. Ho la determinazione di una Lituana e il calore di una Italiana. All’inizio non è stato semplice, non mi sentivo pienamente Italiana, non capivo la lingua, non conoscevo la cultura di questo paese, dovevo affrontare un metodo di gioco molto diverso da quello lituano: lì insegnano una pallavolo più classica, i ruoli non sono predefiniti già da piccoli ma in principio tutti fanno un po’ tutto. Indossare la maglia di una nazione significa rappresentare il Paese, lottare in mezzo al campo per dimostrare chi è più forte e questo presuppone un senso di appartenenza che devi sentire dentro. Quando mi sono sentita davvero Italiana, allora sono scesa in campo a difendere la mia seconda nazione.”

Come è cambiato per te il ruolo dell’allenatore negli anni? Da quando ti ci rapportavi da bambina, ad ora che ti ci relazioni come donna.

Ho avuto tanti allenatori bravissimi, ma se ora sono qui a parlare di passione piuttosto che di lavoro, questo lo devo alla mia prima allenatrice in Lituania. Lei è una di quelle persone che tutt’ora mi aiuta nei momenti di sconforto. L’ho conosciuta all’età di otto anni e ti basti pensare che il secondo anno di A1 a Torino era lì sugli spalti del Ruffini ad assistere ai nostri Play off.  Al di là dell’insegnamento tecnico, lei mi ha cresciuto a livello personale, per me è come una seconda mamma.  Ad ogni modo anche se ho 28 anni, in un certo senso sono rimasta ragazzina: mi piace legarmi agli allenatori, scoprire la loro personalità e spesso e volentieri vado più d’accordo con il secondo allenatore proprio perchè è colui che, per il ruolo che ricopre, ha più spazio da dedicare all’individualità di ogni atleta.”

Come ti si è presentata l’ opportunità di giocare nella V.Challenge League giapponese e come l’hai vissuta?

“Avevo fatto un ottimo campionato e un’estate molto buona in nazionale; mi avevano osservato e mi hanno proposto questa opportunità che ho voluto cogliere per conoscere una scuola di pallavolo diversa. Sapevo che la cultura giapponese è completamente diversa dalla nostra  e che diverso è anche il modo di fare e vivere la pallavolo. Sono stata molto incuriosita perché mi sento  vicina alla loro mentalità: mi definisco una persona precisa che pretende molto da sé stessa, interessata alla qualità più che alla quantità, non mi sento un’atleta ‘arrivata’, al contrario ogni giorno è un’occasione in più per perfezionarmi. E questo si sposa benissimo con il loro modus operandi. Alloggiavamo e ci allenavamo otto ore al giorno in un enorme campus dove la città più vicina era a 40 minuti; qui lavoravano circa diecimila persone e se non ti allenavi, lavoravi per la società, lì funziona così. Nell’intera stagione non ho mai sentito una mia compagna lamentarsi di essere stanca.  La pallavolo mi ha insegnato ad adattarmi un po’a tutto e quindi a scoprire il mondo sia fuori che dentro al campo oltre che me stessa.  Se mi si ripresentasse l’opportunità, vorrei ritornarci.”

Qual è il ruolo più difficile nella pallavolo secondo te?

“Personalmente credo molto nel concetto di squadra come un insieme di ruoli diversi, ricoperti da persone tra loro diverse ma  che nel complesso funzionano e soprattutto si aiutano; ma se dovessi rispondere direi certamente il libero. Tendenzialmente siamo affascinati dall’attacco forte e piazzato ma quello del libero è un ruolo di grande responsabilità; ha pochi fondamentali ma è da questi che si costruisce l’intera azione. E’ anche l’unico giocatore che non ha a disposizione l’attacco per sfogare la grinta o scaricare l’ansia da prestazione. Io sinceramente non so come farei, per questo ne ho molta stima.”

Ti capitano momenti-no? Come li affronti se sei in campo?

“Beh, i momenti negativi sono fisiologici. La pallavolo, soprattutto a certi livelli, comporta sacrifici non indifferenti, dai quali nascono aspettative su di sé e sulla squadra. La partita è il momento su cui queste aspettative sono proiettate maggiormente ed è un tempo molto breve se paragonato a quello di allenamento. In campo, se qualcosa non va, so di poter chiedere aiuto alle compagne e questa consapevolezza mi rende forte. D’altro canto non ti nascondo che quando la mia prestazione in campo non mi ha soddisfatta, è successo che mi sia chiesta se il gioco valesse la candela. Ad oggi, la risposta che a mente fredda che mi sono data è sempre si.”

Quali sono le due qualità fondamentali di un vero atleta?

“Senza dubbio umiltà e spirito di sacrificio. Te ne potrei dire mille ma queste sono fondamentali. Soprattutto la prima, che a certi livelli si dimentica. Non bisogna mai perdere di vista da dove si viene e da dove si è cominciato”

Una partita che non dimenticherai mai

“Quella con cui abbiamo ottenuto la promozione in A1 con il Chieri Volley.  Avevo alle spalle due anni di duro lavoro in cui ho affrontato l’ulteriore sfida di allenarmi come posto4; anni particolari anche perché la mia scelta di giocare in A2 fu molto contestata all’inizio; tutti mi dicevano che ero una giovane promessa, che avrei dovuto giocare in A1 e nonostante quasi mi stendessero il tappeto rosso, io scelsi di giocare in un livello più basso. Era quello che volevo, cercavo il contatto con le persone, l’umiltà e il modo migliore per potermi migliorare. Il tre a zero secco contro Loreto e la conseguente promozione in A1 mi ha dato la consapevolezza di aver conquistato la massima categoria e quindi di meritarla. La ricordo con entusiasmo perché sulla carta non eravamo la squadra più forte, ma ancora una volta hanno vinto determinazione e gioco di squadra.”

Sul 23-24 attacchi forte?

 “Si. Perché se arrivo sul 23-24 che la squadra si fida di me e mi dà la palla, significa che sa che andrò a terra ed in questa fiducia, per me, c’è tutto.”

Che effetto ti fa oggi, trovarti davanti a tutte queste aspiranti piccole pallavoliste?

“E’ bellissimo. Avevo più o meno l’età loro quando ho iniziato; mi ricordo che se a scuola prendevo un brutto voto, correvo a casa e studiavo il doppio perché mia mamma mi lasciasse andare all’allenamento. Credo molto nel settore giovanile ed è un grande merito di questa società investirvi tanto.”

 

Nel ringraziare Ingre Sorokaite di averci concesso questa intervista e di aver trascorso con noi un pomeriggio all’insegna del Volley, complimentiamoci anche con chi ha reso possibile questo incontro. L’A.S.D. Volley World, nata nel 2007 dall’incontro di tre società pallavolistiche ha sedi su tutto il territorio napoletano; si compone di un organico dirigenziale che, grazie alla competenze ed al riparto delle funzioni, ha contribuito ad un esponenziale sviluppo della società. Affiliata al circuito FIPAV e CSEN, investe da anni nel settore giovanile maschile e femminile offrendo, oltre a quella federale, numerose altre attività come campi estivi di pallavolo, corsi amatoriali per studenti fuori-sede, corsi di avviamento allo sport oltre che per seniores ed ex atleti che intendano continuare a praticare questa meravigliosa disciplina.