di Fabrizia Ferraro. Uno dei tesori letterari più ricchi dItalia fa da sfondo, come spesso accade nel nostro paese, ad una triste storia che fa sentire noi napoletani derubati e feriti, con la magra speranza che presto venga restituita dignità ad un patrimonio di inestimabile valore.

© foto di Gaetano Bertino

Una storia di oltre 400 anni, 159.700 tra volumi e opuscoli, materie che spaziano dalla filosofia alla teologia, dalla musica ai testi sacri.

Anche nota come Biblioteca Statale Oratoriana, la Biblioteca dei Girolamini rappresenta uno dei tesori letterari più ricchi d’Italia, e certamente il più importante del Mezzogiorno. Ma per apprezzare a fondo il suo inestimabile valore è utile fare un passo indietro, riscoprire la sua nascita ed il suo triste epilogo.

La biblioteca è parte integrante del complesso della Chiesa dei Girolamini, e contrariamente alle normali regole degli ordini monastici è sempre stata aperta al pubblico, come una qualsiasi biblioteca comunale. La struttura fu fondata da Filippo Neri, giovane di nobili origini, che visse una vita di contemplazione ed apostolato pur rimanendo laico per gran parte della sua vita. San Filippo decise di dare vita ad un ordine costituito da giovani dedicati non solo alla preghiera, ma anche all’istruzione ed all’arte oratoria. Gli Oratoriani non sono quindi religiosi, ma sacerdoti laici dediti alla vita in comunità, che ebbero il merito di arricchire la collezione della biblioteca con testi da loro lasciati in eredità. Il complesso monumentale dei Girolamini che venne a costituirsi nel pieno centro di Napoli, tra Via dei Tribunali e Via Duomo, oltre alla biblioteca comprende altre strutture tra cui la chiesa monumentale e la quadreria.

Il 19 e 20 Marzo 2016 è stato possibile in via del tutto eccezionale visitare la struttura, grazie alle giornate di primavera organizzate dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Come raccontano le giovani guide all’ingresso del monumento, attualmente la struttura è sotto sequestro giudiziario sin dal 2012, anno in cui sono stati scoperti diversi furti perpetrati da parte del direttore De Caro in accordo con il senatore dell’Utri. Entrando nella sala più importante della biblioteca, la Sala Giambattista Vico, è infatti possibile notare diversi scaffali completamente vuoti. Marino Massimo de Caro fu nominato direttore della biblioteca nel 2012 e subito, dopo diversi articoli di denuncia, viene indetta una raccolta di firme tra esponenti della cultura, al fine di sollecitarne le dimissioni dall’incarico. Il 19 aprile 2012, giorno di un’apertura straordinaria della Biblioteca, l’intero complesso dei Girolamini venne posto sotto sequestro dai carabinieri e le successive indagini hanno portato al ritrovamento, in provincia di Verona, di un deposito contenente 240 volumi trafugati dalla biblioteca. E’ stato così arrestato il direttore De Caro, il conservatore della biblioteca padre Sandro Marsano ed il senatore Marcello Dell’Utri. Quest’ultimo infatti, con la complicità del direttore della biblioteca, si è appropriato indebitamente di almeno 14 volumi, di inestimabile valore storico e non solo (considerando che il valore ciascuno di essi supera le centinaia di migliaia di euro). Ad oggi soltanto 5 di questi testi sono rientrati nelle disponibilità della biblioteca. Nonostante le tristi vicende che accompagnano la storia di questo splendido monumento e l’inevitabile sensazione di vuoto di fronte agli ampi scaffali pieni solo in piccola parte, è innegabile il fascino che la sala Vico regala tutt’oggi ai suoi spettatori. La grande quantità di testi ancora presenti, tra cui un’edizione della Divina Commedia del 1300, domina la scena di un salone reso ancora più imponente dagli affreschi della volta e dalla luce soffusa che trapela dalle finestre velate. La speranza che accomuna il popolo napoletano e i giovani volontari che hanno reso possibile questa iniziativa, è che presto tale tesoro torni a splendere e ad arricchire il bagaglio culturale del Sud Italia.