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Fino alla settimana scorsa a Mbour non si parlava che del Kankourang, che si è esibito nelle sue ultime uscite durante il passato week end.
Tra tante festività che scandiscono la vita in Senegal questa è di certo una di quelle che anima maggiormente la comunità locale e l’immaginario collettivo.

Il Kankourang, è uno spirito, dall’indole alquanto violenta che protegge i nuovi circoncisi, gli iniziati di un particolare gruppo etnico, i Mandingues, presenti in diversi paesi dell’Africa Occidentale e che vengono, spesso, identificati in Wolof come Socé.

I Mandingues, in Senegal, abitano specialmente la regione della Casamance, dove il Kankourang é sentito molto seriamente. Nessun adulto ammetterá che si tratta di una persona in maschera e molti sono terrorizzati da un incontro ravvicinato con lo spirito.
A Mbour, dove da tempo si è riunita una folta comunità Mandingue, il rituale del Kankourang è presente da quasi 130 anni e anche se ai giorni nostri ha una dimensione piú vicina al folklore che alla spiritualitá la faccenda é presa molto seriamente e il periodo in cui la cerimonia si svolge per le strade dei quartieri piú popolari attira centinaia di curiosi da tutto il Senegal.
Del resto l’Unesco, nel 2005, ha proclamato il Kankourang Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanitá, proprio per proteggerlo dalla deriva anarchica che l’urbanizzazione e il turismo di massa stanno perpetuando.

Il Kankourang è, come dicevamo, uno spirito, rappresentato sotto forma di figura antropomorfa completamente ricoperta di radici vegetali di un colore rossastro che si aggira, specialmente di notte, tra le case degli Ndiouli (gli iniziati), scortato dai Selbé (antichi iniziati che oggi fanno parte del clan che protegge la tradizione).
I week end del Kankourang (solitamente sono, a Mbour, le 4 settimane di settembre mentre originariamente in Casamance la cerimonia avviene precedentemente al Ramadan), capita di essere svegliati nel cuore della notte dal rumore tipico dei due machete che lo spirito porta nelle due mani nel suo giro di visite tra le dimore degli iniziati circoncisi.
Si dice che se di notte il Kankourang si avvicina alla tua casa meglio spegnere le luci per non scatenare la sua ira ma il rumore del machete misto alle grida euforiche dei bambini ti buttano giù dal letto e ti fanno correre alla finestra in uno stato di palpitante curiosità.
Incontrarlo direttamente non é consigliabile ma ai giorni nostri, a Mbour, la cerimonia è diventato, in realtá, un gioco collettivo, che coinvolge, specie le domeniche, centinaia di persone che rincorrono il Kankourang per poi allontanarsi a gambe levate una volta giunti a portata ravvicinata delle scudisciate dei Selbé e dei colpi del Kankourang.

Nonostante oggi sia un gioco, l’effetto che fa un incontro ravvicinato con lo spirito del Kankourang porta con se una strana magia. Del resto la cosa è presa molto seriamente anche da queste parti, tanto che quella che dovrebbe essere una notizia di colore è diventata cronaca giudiziaria.
Quest’anno, a Mbour, si è creato un gruppo sovversivo di iniziati che aveva intenzione di portare per le strade il proprio Kankourang.
In due occasioni si è arrivati allo scontro tra i due gruppi e la penultima domenica di settembre in una forma molto violenta, tanto che alla fine si contavano, dopo una settimana di ricovero, 2 vittime tra i 15 feriti totali.
Ciò ha portato il Prefetto di Mbour all’interdizione delle ultime uscite del Kankourang scatenando un dibattito pubblico enorme tra chi sostiene che si tratti di forme sociali arcaiche e chi, pur rinnegando fortemente la violenza rivendica il valore della tradizione.

Nelle ultime ore della scorsa settimana le voci si rincorrevano caotiche alla radio su cosa sarebbe accaduto. Alla fine l’estremismo di pochi non ha privato centinaia di adulti e bambini dell’ultima emozione del mese del Kankourang e lo spirito ha regolarmente effettuato le sue sortite.
Resta peró una macchia difficilmente cancellabile e rancori che resteranno sotto le ceneri e che gettano ombre oscure sul futuro del Kankourang a Mbour.

di Salvio Di Lorenzo