Da decenni leghiamo il concetto guerra etnica all’Africa. In effetti in questo continente, specie in seguito alla decolonizzazione, sono esplosi una serie di conflitti tra gruppi distinti che erano stati tenuti assieme con la forza sotto l’efige dello Stato Nazione, invenzione tutta nostra che abbiamo cercato di riprodurre da queste parti spartendo le terre con matite e righello.
Non serve nemmeno parlare di quanto sta accadendo nel mondo in nome della religione.
Il Senegal è una grande eccezione alla follia etnicomistica nonostante la sua grande varietà identitaria etnica, religiosa e culturale.

Comincerei per dire che in un Paese in cui il 95% della popolazione é musulmano, il primo Presidente é stato un cattolico, l’illuminato Leopold Cesar Senghor, originario di Joal-Fadiouth, incantevole isola delle conchiglie dove si puó visitare quello che, probabilmente, é l’unico cimitero misto, cattolico-musulmano, in tutto il mondo.
La religione da queste parti non é un problema; certo, qualcono la prende piú seriamente, ma le numerose confraternite musulmane, i cattolici e le nicchie di protestanti, testimoni di geova e altre strane confessioni, vivono tutti pacificamente.
I musulmani sono suddivisi principalmente tra le confraternite dei Mourid, seguaci del grande Marabú scomparso, Cheik Ahmadou Bamba, il cui quartier generale é la cittá santa (e a statuto speciale) di Touba e dei Tidiane, con quartier generale a Tivaouane.

14646633_1238565579532896_753387073_o-1A parte l’eccezione della cittá di Touba, dove fumare e bere sono interdetti e dove le regole tendono al rispetto dei costumi piú ligi, l’Islam senegalese ha delle forme addolcite nel tempo cosí come buona parte del cattolicesimo che in molte zone del sud e del sud est soffre una forte influenza animista.
I matrimoni misti sono all’ordine del giorno specie tra le etnie del sud e in una sola famiglia possiamo incontrare fratelli che si chiamano Mamadou e Marie!
Se la religione non é un problema ancora di meno lo sono le etnie anche se restano i segni di ataviche differenze che oggi si risolvono in innocui sfottó e in leggende e storie da tramandare.
L’identitá, per quanto innocua, é una parte fondamentale della societá senegalese, per cui ogni volta che ci si presenta la prima cosa é risalire alle origini etniche in base al cognome.
É un gioco al quale ormai so partecipare anche io visto il ripetersi di una quantitá di Nomi di Famiglia esigua relativamente ai quasi 15 milioni di abitanti.

Fare una storia completa delle etnie del Senegal e delle loro relazioni non é l’obiettivo di queste poche righe ma provo a farne un riassunto immaginifico.
Se i wolof sono il 47% della popolazione, tanto che parliamo della lingua ufficiosa del Senegal, le percentuali cominciano a scendere creando un mosaico etnico e di differenti combinazioni che diventa sempre piú vario a mano a mano che si scende al sud.
Il secondo gruppo etnico del Paese é costituito dai Peul (22%), una volta nomadi e proprio per questo stanziati in quasi tutto il Paese. Il fatto é che un Peul del nord (i Toucouleur, normalmente i piú vicini alla Mauritania, Paese dal quale venivano) non riuscirá a comprendersi con i Peul del sud, originari della Guinea Konakry.
Poi ci sono i Serere (quasi il 15% della popolazione), abitanti del Sine Saloum, il delta di questi due fiumi che formano una serie intricata di bracci di mare. Pensi ai Serere e pensi all’acqua ma é proprio per questo che qualcuno distingue i Serere Ndokh (acqua), dai Serere Kao Kao (in alto, lontani dal mare), che chissá come sono finiti a Thies, nel centro del Paese e che parlano un dialetto completamente distinto.
I Peul erano un popolo di nomadi conquistatori da queste parti e quando incontrano un Serere ancora gli ricordano che un tempo sono stati loro padroni ma si incontrano anche casi di matrimoni tra Peul e Serere contro ogni pregiudizio.
Se i Serere erano schiavi dei Peul da un lato, dall’altro erano cugini dei Diola. Un libro famosissimo é la leggenda di Aguene e Diambogne, due sorelle gemelle separate dalla perfida vendetta di una strega che con un naufragio le fece arrivare in due punti talmente lontani dove fondarono, rispettivamente, le stirpi dei Serere e dei Diola.
I Diola vivono in Casamance, regione al sud del Paese dove la popolazione é estremamente frastagliata tra gruppi e sottogruppi.
Soltanto tra i Diola (quasi il 4% della Popolazione) possiamo citare i Bainouk, i Balante, i Manjaque, i Mancagne e altri gruppi molto ristretti.
Poi ci sono i Mandingue (3% della popolazione) divisi in Socé, Malinké, Bambara
A Dakar ma solo sulla costa, vivevano i Lebou, in numero talmente esiguo da non comparire nelle statistiche, ma se ti incontri qualcuno che di cognome si chiama Mbengue sai benissimo di trovarti di fronte a un componente di una stirpe di orgogliosi pescatori.
Nell’estremo sud est vivono ancora gruppi di Bedik e Bassari che romanticamente si sottrassero all’islamizzazione da parte dei Peul che vennero dalla Guinea e da allora vivono in villaggi perduti tra le uniche catene montuose del Senegal.

Il panorama sarebbe ancora piú vasto se contassimo tutti i sottogruppi dovuti a miscugli con etnie provenienti da altri Paesi.
I tanti Mauritani disseminati sul territorio, commercianti per lo piú, sono identificati con il termine Maure e gli arabi in generale (di cui contiamo una folta comunitá libanese) vengono chiamati Nar e poi ci siamo, ovviamente noi, i Toubab!
Ognuno saldo nella sua propria identitá ma in un’estrema atmosfera di rispetto che dovrebbe fare da esempio a quasto mondo che vede sempre piú il diverso come una minaccia.

Salvio Di Lorenzo