di Salvio di Lorenzo – Oggi non parlo di Toubab (parola con la quale vengono designati i bianchi in Senegal e non solo) ma di Touba, cittá santa senegalese fondata nel 1887 da Cheikh Ahmadou Bamba Mbacké, la cui etimologia non ha niente a che fare con noi eredi dei coloni ma che significa redenzione.

15128519_1277001019022685_623365713_nCome ho avuto modo di ripetere piú volte in questa rubrica, la vita in Senegal é scandita dalle ricorrenze religiose e il prossimo week end avrá luogo una delle piú importanti dell’anno.

Cheikh Ahmadou Bamba é stato teologo e giurista musulmano (oltre che poeta) ma soprattutto fondatore della confraternita dei Mourid (volontá o colui che vuole) la piú rappresentata in Senegal.

Touba é oggi la seconda cittá piú popolosa del Senegal, una cittá che segue le sue regole, dove fumo e alcol sono interdetti e dove non esistono alberghi.

A Touba (celebre anche per il suo tipico caffé, preparato oggi in tutto il Senegal e dal particolare gusto dovuto a una spezia simile al pepe nero) tutto gira attorno alla figura di Bamba, vera e propria icona del Paese.

Il Magal (rendere omaggio) é la commemorazione dell’esilio di Bamba, durato 8 anni, da parte delle autoritá coloniali, in Gabon.

Una delle prime cose che si notano trascorrendo qualche giorno in Senegal é l’onnipresente figura del Gran Marabú di Touba (detto per questo Serigne Touba) che nonostante abbia lasciato questo mondo nel 1927 resta ben presente nei ricordi dei suoi Talibé (seguaci).

L’unica foto conosciuta di Bamba é diventata un’icona riprodotta sulle pareti di molte case dove campeggiano ossessivamente scritte del tipo Bamba Partout (Bamba ovunque) o Bamba Merci (grazie Bamba); innumerevoli gli adesivi di questa inconfondibile esile figura coperta da un abito bianco sui bus e sui taxi di tutto il Paese a testimonianza del ricordo che il Marabú e i suoi insegnamenti hanno lasciato nei cuori e nelle menti dei Senegalesi (i Mourid almeno).

Le strade delle cittá di tutto il Paese cominciano giá a svuotarsi mentre lunghe carovane si spostano sulla strada per Touba creando serpentoni che arriveranno a creare code kilometriche nelle ore precedenti il Gran Magal che quest’anno cade il 19 novembre.

Anche 7 ore di traffico per raggiungere la cittá santa dove accorreranno milioni di pellegrini dal Senegal e da decine di Paesi africani e non.

Visitare Touba in questi giorni é a metá tra il delirio e l’esperienza mistica tutto all’insegna della parola condivisione.

A Touba, non esistendo Hotel, sono le famiglie locali a preparare stanze e pasti per ospitare i pellegrini, dargli un posto per dormire, acqua da bere e un riparo dal sole, tutti in attesa di poter visitare per qualche minuto l’imponente Gran Moschea, dimora eterna del Gran Marabú costruita con marmi pregiati fatti arrivare dall’Italia.

Nelle Daraa (case coraniche, sorte di internati per lo studio del Libro Sacro) fervono i preparativi e i notabili del Paese preparano le loro offrende (interi carichi di montoni e di zebú per sfamare le masse di pellegrini).

Sagome di Bamba vendute dei carretti ambulanti che giá normalmente propongono di cosa abbellire le proprie autovetture.

É difficile incontrare un Senegalese che non si rechi a Touba per il Magal con prevedibili conseguenze sulla vita del Paese intero ma per chi non potrá recarvisi niente paura, dirette televisive 24 ore su 24 e tendoni immensi in ogni quartiere ad accompagnare con la propria preghiera le folle oceaniche di pellegrini.

Gruppi di ragazzi dalle piú remote regioni si spostano con mezzi di fortuna, accampandosi per la notte in centri aggregativi e affollando le strade chiedendo un’elemosina per proseguire il loro cammino verso la cittá Santa, verso la tomba del Gran Marabú.

Una monetina in cambio di una preghiera!