di Marina Ranucci“Io, te e la dislessia”, l’ultima opera letteraria di Mariarosaria Conte edita da 13Lab, è il percorso di un’intera famiglia che si ritrova ad affrontare le difficoltà della piccola Veronica nel mondo della scuola poiché affetta da un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Il preciso racconto dai primi segnali, al disagio psicologico fino all’agognata diagnosi, diventa un volume che potrebbe essere un valido supporto sia emotivo che giuridico per tutti coloro che  spesso si rivelano inesperti e impreparati.   

la-dislessia-diviene-romanzo-recensione Le parole che scompaiono, le letterine che fanno i capricci ed un tempo senza misura. Sono solo alcune delle sensazioni di un piccolo affetto da “dislessia”, un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (D.S.A.) che interessa uno preciso dominio di abilità, lettura, scrittura e calcolo, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. È quello di cui è affetta Veronica, la protagonista di Io, te e la dislessia, l’ultimo romanzo di Mariarosaria Conte edito da 13Lab.

Il racconto del traumatico ingresso della piccola nel mondo scolastico, sembra venire dal preciso diario della mamma, Daniela, insegnante precaria romana, che alcuni anni si carica della situazione sulle proprie spalle senza rivolgersi a specialisti, probabilmente anche perché non aiutata nel riconoscimento della patologia dalle insegnanti della bambina.

È solo alla fine della terza elementare che arriverà la prima diagnosi, e lì il faticoso percorso dell’intera famiglia giunge finalmente all’accettazione della problematica a cui era impreparata e si batte per il diritto allo studio di Veronica anche grazie all’appena emanata legge 170/ 2010 sui D.S.A..

Infatti, oltre ad essere un libro sull’amore materno, questo libro sembra anche una vera e propria denuncia del mal funzionamento del sistema sanitario e del sistema scolastico, che nel caso narrato non è stato in grado di riconoscere la dislessia e dopo la diagnosi non ha garantito l’applicazione della legge.

Il volume sarà presentato venerdì 25 novembre alle ore 18.00 alla Libreria Mondadori Mooks di Napoli in Piazza Vanvitelli, 10/A in presenza dell’autrice, Mariarosaria Conte, che ci ha fornito qualche anticipazione.

«Mariarosaria, cosa l’ha spinta a raccontare la storia di Veronica e Daniela?»

«In particolare l’incontro con una giovane donna di Padova nell’estate del 2012 di cui parlo anche in un capitolo del romanzo. La signora aveva da poco vissuto la mortificazione della bocciatura della figlia e soffriva per non essere riuscita ad intervenire prima. Si colpevolizzava per non aver capito o voluto capire che c’era dell’altro. Il suo dolore, la sua rabbia, la sua frustrazione mi hanno coinvolta al punto tale da far nascere in me la necessità di scrivere una storia che affrontasse la problematica della dislessia.»

«Cosa si aspetta da questo libro?»

«Partendo dal dolore dell’amica di Padova, per la sua inadeguatezza, mi aspetto di poter aiutare i genitori che non riescono ad aprire gli occhi di fronte alle difficoltà del proprio figlio. Purtroppo, la diversità fa paura e se si riversa sul bene assoluto di un figlio, la mancanza di accettazione sembra l’unica strada percorribile. Tuttavia, la cecità di un genitore lascia il proprio figlio in un purgatorio di incertezze ed incomprensioni. Ed infatti il momento della diagnosi per il giovane dislessico equivale ad un momento di liberazioneInoltre spero di accrescere la sensibilizzazione alla problematica, fornendo input essenziali ai genitori per l’individuazione del disagio, al fine di evitare di creare danni psicologici irreparabili. Tuttavia, ci tengo a precisare che è indispensabile sempre una diagnosi emessa da uno specialista, poiché le cause di un rallentamento didattico possono essere molteplici. Infine mi aspetto di infondere coraggio a quanti hanno da poco vissuto l’esperienza di una diagnosi di dislessia:  pur se vi saranno della difficoltà, i giovani dislessici sono ricchi di doni e molto intelligenti.»

«Cosa si sente di suggerire ad una mamma o ad un insegnante di un bambino dislessico, visto che non si tratta di seguire solo un iter dettato da una legge specifica, ma anche avere una particolare attenzione a non sconvolgere gli equilibri psicologici del bambino dislessico?»

«Creare un ambiente sereno di apprendimento, dove per apprendimento sereno s’intende anche lasciare il bambino seduto accanto al suo amico del cuore, o evitare che il piccolo si isoli, quindi ponendo una forte attenzione ai momenti di ricreazione e di socializzazione, per un’inclusione ad ampio raggio. Sempre, sia a casa che a scuola. I bambini dislessici sono dotati di una sensibilità estrema, percepiscono un linguaggio che va oltre le parole scritte e dette, e quindi occorre concedere sempre affetto e gratificazione. Inoltre occorre stimolare l’apprendimento attraverso canali alternativi: quello uditivo e visivo. Una citazione che amo sempre ricordare è: “Se non imparo come tu mi insegni, insegnami come io imparo”»