di Federico Facello. Dario Casillo e Cristian Sommaiuolo, laureati al Conservatorio di Napoli e compositori di musica elettronica, hanno deciso di creare un archivio musicale dei suoni che sono prodotti dalla città partenopea realizzando un ambizioso ed innovativo progetto il “Napolisoundscape”.

napolisoundscape

“Ridare dignità al rumore di fondo della città” è racchiuso in queste poche parole quello che è il progetto innovativo e davvero originale di Dario Casillo e Cristian Sommaiuolo che, attraverso il loro “Napolisoundscape”, hanno pensato di creare una sorta di archivio digitale di tutti i rumori raccolti nella città di Napoli come “testamento” per le nuove generazioni.

Il tutto nato da uno studio approfondito sul paesaggio sonoro che ha spinto i due musicisti partenopei a creare una sorta di mappatura audio della città ed in particolar modo della zona del Centro Storico.

Mentre lo studio del paesaggio sonoro si sofferma principalmente su una raccolta di suoni della natura, Dario e Cristian, rifacendosi ad alcune ricerche che risalgono sin agli anni ’60 con il compositore canadese Raymond Murray Schafer iniziatore di questo tipo di ricerca, hanno deciso di soffermare la propria attenzione sui suoni urbani e sui suoni della città di Napoli rendendosi da subito conto dell’incredibile ricchezza sonora presente nel capoluogo partenopeo.

L’iniziativa, unica nel suo genere in Campania, e tra le pochissime presenti in Italia, ha portato alla nascita del progetto Napolisoundscape che è entrato a far parte del “FKL” (Associazione europea che riunisce tutti i vari gruppi Soundscape continentali) che a sua volta fa parte del “World Soundscape Project” che raggruppa tutti gli esponenti di questa innovativa raccolta sonora a livello mondiale.

Abbiamo così deciso di incontrare da vicino Dario e Cristian per farci raccontare qualcosa in più su questa iniziativa, sul loro progetto e sui prossimi appuntamenti futuri.

Partiamo dal nome, come mai avete deciso di chiamarvi Napolisoundscape?

“Soundscape è il termine ideato dal nostro “padre” fondatore il canadese Schafer, ed abbiamo poi pensato di associarlo a Napoli in modo da collegare la nostra città al concetto di paesaggio sonoro cercando di offrirle una nuova importantissima accezione”.

Come si svolge la vostra attività sul territorio?

“Noi giriamo per la città, in particolar modo nelle zone a nostro avviso più interessanti per il nostro progetto, su tutte il Centro Storico e la Stazione di Napoli, con dei registratori particolari che riescono oltre che a memorizzare i vari suoni raccolti anche ad analizzarli in maniera approfondita attraverso lo spettrogramma (che altro non è che la rappresentazione grafica dell’intensità di un suono in funzione del tempo e della frequenza). La cosa sorprendente è come uno stesso suono raccolto nello stesso medesimo luogo, cambi durante la giornata in base, ovviamente, al cambiamento dell’ambiente circostante nel corso delle 24 ore. Ci si può accorgere, nel corso del tempo, di come un suono ed il paesaggio sonoro stesso della città si modifica”.

Qual è stato il primo suono che vi ha fatto pensare a quest’idea e a gettarvi in un progetto così originale ed affascinante?

“Senza alcun dubbio il suono della Cumana, un suono che pensavamo in via di estinzione e che, invece, a distanza di anni è ancora facilmente rintracciabile. Altro momento particolare che ci ha davvero emozionato e colpito profondamente è stato quando all’interno della Stazione di Napoli di Piazza Garibaldi abbiamo ascoltato un rumore di un treno in frenata molto forte e talmente particolare che ci ha fatto immaginare un lamento umano. Ultimamente stiamo cercando, in collaborazione con il Conservatorio di Napoli, di organizzare una tre giorni di lavoro presso la Fonderia Marinelli, per raccogliere e archiviare il suono delle campane che, purtroppo, molto spesso al giorno d’oggi è riprodotto, ormai, solo elettronicamente”.

Vi è a vostro avviso un suono facile da rintracciare ma che poi diventa difficile da riprodurre in ambito musicale?

“Di sicuro la Voce Umana è il paesaggio sonoro urbano più difficile da riprodurre poiché, per ovvie ragioni, è un suono molto più complesso di un clacson, una sirena, una campana, ma dal suo ascolto si possono rintracciare diversi aspetti socio-culturali del luogo nel quale ci si trova. Ad esempio a Napoli, città che gode notoriamente di un clima mite per gran parte dell’anno, si vive molto di più per strada, vi è una quantità enorme di suoni ed anche il nostro timbro di voce risente dell’ambiente circostante risultando molto più alto rispetto ad altre città. Altri suoni che sono difficili da riprodurre e che restano praticamente inalterati sono quelli della Natura, suoni che, come ad esempio quello prodotto da un terremoto, non si ascoltano solo con l’udito ma si vivono anche con tutti gli altri sensi e che sono, per ovvie ragioni, impossibili da ricreare elettronicamente. Ascoltare vuol dire anche vedere, perché attraverso il suono noi inconsapevolmente vediamo cosa succede intorno a noi, vi è, difatti, una percentuale di udito che arriva alla vista”.

Qual è a vostro avviso il suono più caratteristico di Napoli?

“Per una città come Napoli, crediamo che il mare sia uno di quei suoni che ne caratterizza il territorio, se ci si sofferma ad ascoltare il suono del mare ci si può rendere conto che non è mai uguale e che propone sempre qualcosa di nuovo”.

Qual è il vostro obiettivo principale e la vera missione del Napolisoundscape?

“Il nostro obiettivo primario è quello di sensibilizzare le persone all’ascolto. Ci definiamo dei ricercatori privati di suoni che operano e lavorano in bilico tra arte e scienza. Attualmente abbiamo diverse collaborazioni in atto, con la Città della Scienza, con la facoltà di Sociologia della Federico II di Napoli, con il Conservatorio di Napoli, con l’aeroporto ed in particolare con la Gesac”.

Per chi desiderasse incontrare di persona Dario Casillo e Cristian Sommaiuolo, il 4 Dicembre prossimo saranno presenti presso la Mostra d’Oltremare di Napoli nella fiera “Arkedia 2016” invitati dall’Architetto Francesco Scardaccione a raccontare ed a spiegare ai presenti questa loro esperienza lavorativa e questo progetto dal grande fascino che stanno curando e portando avanti con costanza, determinazione, tenacia e tanta tanta passione.