senegalQuando dici che stai per trasferirti in Africa tutti si chiedono come tu possa lasciare la civilizzata e sviluppata Europa, come tu possa vivere senza quelle essenziali comodità che la modernità ci ha rese inalienabili. In molti casi queste idee precostituite possono risultare innegabilmente veritiere, senza rientrare in dissertazioni sulla relativitá di quello che puó essere considerato moderno o utile e senza dover scomodare Kapuscinski per spiegare che l’Africa é un continente immenso con realtá tanto cangianti quanto innumerabili. Quello di cui parlo qui oggi sono solo le diverse possibilitá di locomozione in Senegal.

Vengo da Quarto, un Paese dormitorio della periferia nord di Napoli (ció vuol dire un numero importante di pendolari di ogni fascia d’etá e con diverse esigenze); un Paese in cui la maggior parte dei mezzi di trasporto pubblico sono presenti, sulla carta.

Pochi bus, con tratte limitate, senza quasi orario; una linea metropolitana sulla quale viaggiano anche treni regionali a medio-lunga percorrenza ma con frequenze sempre piú limitate nel tempo e la linea Circcumflegrea (con ben tre stazioni cittadine) sulla quale meglio stendere un velo pietoso.

Non c’è verso di viaggiare con mezzi pubblici fuori dal Paese dopo le 21.30; i prezzi dei biglietti, al contrario della frequenza dei treni, in costante aumento ed é quello che noi chiamiamo modernitá in uno degli Stati piú sviluppati del pianeta.

In Africa, a parte nelle grandi cittá (a Rabat giá 5 anni fa mi spostavo con il tram piú moderno su cui sono salito), quasi non esistono i mezzi pubblici ma esiste qualcosa che da qualche anno dalle nostre parti é ancora considerata una forma Hippie di viaggiare, il trasporto in comune!

La rete di trasporto Senegalese puó essere definita come un immenso e continuo Bla Bla Car.

Dakar ha i suoi taxi gialli (relativamente cari) e i suoi (pochi) bus di linea ma a farla da padrone sono i Car Rapide (o Ndiaga Ndiaye), caratteristici e coloratissimi pulmini che si districano nel traffico perenne delle strade cittadine. Basta conoscerne il percorso e montarci su per 100 F (20 centesimi di Euro).

L’aereo collega soltanto la capitale con Ziguinchor, cosí come il ferry, ma si tratta di mezzi esclusivamente per ricchi (molto piú abbordabbile, ovviamente, il trasporto via mare).

Dei fasti della linea ferroviaria francese restano le stazioni stile Liberty in decadenza e qualche treno merce proveniente dal Mali che per passare deve attendere che centinaia di posti di venditori ambulanti si spostino il piú tempestivamente possibile dalle rotaie.

Tutto si muove su strada con immaginabili conseguenze sulla viabilitá dell’intero Paese e sulle statistiche per mortalitá da incidenti stradali.

Le auto convivono con i carretti trainati da cavalli e asini. Ma in quest’inferno su strada una cosa é certa, puoi arrivare dove ti pare sempre e comunque! La parola chiave é il trasporto in comune ma non bisogna avere fretta!

Per le lunghe tratte esistono i bus che di Gran Turismo hanno forse solo la scritta sulla fiancata; stracarichi di passeggeri e merci attraversano alla massima velocitá possibile le arterie stradali senegalesi intasate di camion i cui carichi sfidano le leggi della gravitá.

Le grandi cittá sono collegate dai 7places, una sorta di station wagon modificate fino ad accogliere 7 passeggeri, appunto (che nel sud est del paese arrivano fino a 9), che attendono i viaggiatori nelle Gare Routiere.

Caratteristica dei 7places é senzaltro lo stato precario di questi veicoli; portiere e finestrini quasi sempre rotti, parabrezza con i cristalli in bilico tenuti assieme dalle immagini dei marabù miste a quelle dei cartoni Disney, specchietti retrovisori tenuti su da croci e rosari, islamici o cattolici poco importa, a protezione dell’avventuroso viaggio.

Il rischio di incontrarsi quale compagno di sediolino una di quelle tipiche Maman africane alquanto corpulente é una spada di Damocle che pende sulla testa di ognuno di noi.

L’esperienza in Gare Routiere, del resto, é quasi mistica tra venditori ambulanti di ogni genere e addetti al riempimento delle vetture in costante eccitazione per accaparrarsi clienti che continuano a gridare le destinazioni di ogni veicolo.

Gli orari non esistono, le auto e i mini bus partono solo una volta occupato ogni singolo posto, le tariffe sono fisse ma per i Toubab é norma la negoziazione per il prezzo del bagaglio che finisce in gioco ma con gli addetti piú irreprensibili (le Gare Routiere sono regolamentate da norme ben definite, fatte di tebelle di partenza di legno, pizzini passati dagli autisti ad ogni ingresso in stazione e turni di rotazione, che restano incomprensibili ad occhi poco attenti e non abituati) in bagarre.

In realtá anche i Senegalesi pagano e contrattano per trasportare le proprie merci e, spesso, i propri animali; per cui non é difficile vedere capre e montoni attaccate ai portabagagli dei 7places o dei bus (in Camerun ho visto persino un maiale in moto).

Muoversi puó essere snervante, specie quando sei un Toubab alle prime armi e ogni veicolo che incroci per strada ti si propone come taxi (perché notoriamente i bianchi non hanno tempo da perdere ma hanno soldi da spendere) ma una volta compreso il gioco non lo cambierei per i miei tredici anni da pendolare a Quarto anche se forse preferisco la vita dei villaggi dei delta del Sine Saloum o della Casamance, immense Venezie di mangrovie dove ci si puo’ spostare soltanto in piroga.

A Mbour, dove vivo, i taxi non sono nemmeno gialli (soltanto a volte portano almeno la scritta), io mi muovo come i Senegalesi in Clandó, taxi collettivi (una volta clandestini, da cui il nome), cui basta fare cenno con una mano e gridare Tout Droit (tutto dritto) e per 100, 200 fino a 500 F ( 1 Euro vale 655 F) arrivo quasi dove voglio anche a notte fonda.

Questo mi spinge a qualche piccola riflessione su cosa sia la modernitá e se questa voglia necessariamente dire comoditá ma questo é solo un articolo di colore quindi lascio ai lettori ogni considerazione socio-filosofica.

di Salvio di Lorenzo