di Federico Facello. Anche la profondità marina non sarà più un tabù, si sta pensando seriamente di “scavare” alla ricerca di minerali e metalli preziosi ad oltre 1500 metri di profondità, pro e contro di questa nuova “caccia all’oro”.

Sono diversi i film ed i documentari che hanno viaggiato con la fantasia e con l’immaginazione sul come sfruttare le inimmaginabili potenzialità del sottosuolo marino, un Mondo che, ancora oggi, è più misterioso di quel che si possa immaginare.

Se sulla terra ferma non vi sono vette che non hanno visto, almeno una volta, la presenza fisica umana, non possiamo affermare lo stesso per quanto concerne la profondità marina, con luoghi che risultano inaccessibili all’uomo e che, soltanto grazie all’avanzare della tecnologia e al progresso scientifico, è stato possibile “visitare” anche se solo in parte e come detto non in maniera approfondita.

Il 71% del nostro pianeta è ricoperto dall’acqua, di questo ben il 97% è costituito dagli Oceani. Con i suoi 179.700.000 km2, l’Oceano Pacifico, supera la superficie complessiva di tutte le terre emerse, e nei suoi abissi si trova anche il punto più profondo del pianeta, situato nella fossa delle Marianne con i suoi 11.034 metri di profondità.

La “Nautilus Minerals”, multinazionale canadese, ha trovato un accordo con la Papua Nuova Guinea per procedere con scavi sottomarini in un tratto di mare di circa trenta chilometri al largo delle coste e ad una profondità di oltre 1.500 metri.

Un progetto, questo, che fino ad una decina di anni fa sembrava irrealizzabile visti gli alti costi ed i materiali di altissima tecnologia necessari per la realizzazione, invece, grazie anche alle informazioni ed ai risultati ottenuti dai processi di estrazione di gas e petroli in mare, si è giunti in tempi molto più veloci alla messa a punto di quella che a tutti gli effetti risulterà essere la prima miniera sottomarina della storia.

Il finanziamento iniziale di circa 175 milioni di dollari, ha fatto sì che si gettassero le basi per l’inizio degli scavi con il progetto “Solwara-1” che prevede l’utilizzo di diverse macchine robotiche atte al rastrellamento e alla perforazione del fondale marino guidate da una nave in superficie.

Obiettivo del prelevamento del materiale sottomarino sono i sedimenti altamente ricchi di oro, rame, zinco ed altri minerali preziosi, che verranno poi inviati in superficie sotto forma di impasto fangoso.

La miniera, secondo gli addetti ai lavori, dovrebbe entrare a pieno regime entro i prossimi cinque anni.

L’iniziativa della Nautilus Minerals ha, ovviamente, riscosso pareri positivi e critiche da chi considera questo progetto come il viatico di una nuova “corsa all’oro” ed una nuova possibilità di guadagno e da chi, ambientalisti in primis, vedono il tutto come l’ennesimo attacco diretto alla tutela dell’eco-sistema nel quale tutti noi viviamo.

Da una parte la richiesta sempre più massiccia, da parte dell’economia globale, di nuove risorse per la crescente richiesta di metalli che lo sviluppo tecnologico ha portato negli ultimi anni e che, le miniere di terra, sempre meno ricche e da sempre localizzate solo in determinati territori, non riescono più a soddisfare, dall’altra parte il monito ed il rischio dell’ennesimo disastro ambientale con danni che, ad oggi, non sono neppure calcolabili non conoscendo in maniera approfondita la realtà degli habitat sottomarini e delle specie che li popolano.

Non ci resta che aspettare e vedere nel corso dei prossimi anni chi, tra le due fazioni, avrà avuto ragione, la speranza, ovviamente, è che si possa aprire una nuova “via” per soddisfare la richiesta di metalli preziosi senza arrecare alcun danno all’ambiente sottomarino nel totale rispetto di chi, da sempre, popola e vive negli abissi del mare.