Il maledetto clan Rui in sei personaggi principali

Il patriarca, l’erede, la pecora nera… Tanti archetipi che infestano l’epopea familiare sulle lotte di potere, da “Il Padrino” a “Il Trono di Spade”. La terza stagione dell’inventiva “Succession”, in arrivo a OCS City, non fa eccezione alla regola. Ma ciononostante porta un vero tocco di modernità.

Siamo stati avvertiti fin dall’antica Grecia, della sua vendetta sui genitori, dei suoi tradimenti alla fine di un banchetto e di altri sacrifici umani tra amici: forza e gloria non garantiscono l’armonia familiare, anzi. Meno cruenta (però), la serie Successione Appartiene però a questa tradizione di far luce, dai nobili ai più famosi, e da Amleto agli eroi di Dallas, sui corpi ritrovati nei sotterranei dei ricchi.

Dal 2018, amiamo intrometterci nell’intimità tossica del clan Roy, quell’alternativa immaginaria alla famiglia Murdoch o Trump, che si fa a pezzi in cima a un tentacolare impero mediatico e finanziario. Di padre in figlio e figlia, per non parlare delle parti aggiunte, hanno tuttavia tutto ciò che gli dispiace: frivolo, avido, traditore, cinico, patetico o patetico, e soprattutto gravemente dedito al potere.

Se oggi celebriamo l’arrivo della Stagione 3 (dopo due anni di frenetica attesa), è perché Jesse Armstrong, creatore di Successione, Ha compiuto un’impresa: reinventare la tragedia familiare, assorbendo l’immagine del gruppo in un bagno rivelatore così acido, così sottilmente aspro che rispetto all’entourage della famiglia padre spirituale Sembra una casa amorevole.

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