La meschinità e la decadenza dell’impero del lusso

Senza compiacimento o lirismo, il regista americano racconta gli alti e bassi della volgare famiglia Gucci, interpretata da Lady Gaga, Al Pacino, Jeremy Irons e Adam Driver. A volte lo spettacolo manca di ritmo, ma la farsa è pungente.

Ridley Scott, Indietro. Dopo solo un mese L’ultimo duello (piuttosto buon antico), eccolo altrettanto atteso Casa Gucci. Un altro film di duello su una guerra interiore questa volta per l’illustre casa di Gucci. Che si conoscano o meno i diversi episodi di questa storia vera, capiamo fin dall’inizio che finirà nel sangue. L’azione inizia alla fine degli anni settanta, periodo in cui il marchio di lusso italiano sta passando un brutto momento. Due fratelli poi condividono il comando: Aldo (Al Pacino), un patriarca cupo e vivace che è stato installato a New York, e Rodolfo (Jeremy Irons), un animale freddo e stoico che vive rinchiuso con i suoi fantasmi.

Quest’ultimo ha un figlio, Maurizio (Adam Driver), un timido elegante e sorridente, promesso di fare l’avvocato, che si innamora di Patrizia Reggiani (Lady Gaga), figlia di un autista di autotrasportatori. Globo. Per il padre, questo non passa. Ciò non impedisce a Maurizio e al generale di sposarsi e di flirtare con amore perfetto. La moglie, ambiziosa, manovra abbastanza velocemente che il marito, che fino a quel momento non era interessato agli affari, morde i rapporti familiari. E prendi il potere.

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